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La riscoperta delle origini, perché l’artigianato è un’ opportunità da sfruttare (intervista integrale)

(Versione integrale dell’intervista fatta da ProntoPro ad Armando Salerno Mele, ideatore e responsabile di Madeinitalyfor.me)

Come fa a sopravvivere l’artigianato in un mondo industrializzato come il nostro?

L’Artigianato, tra i primi mestieri che l’uomo ha imparato e tramandato, ha affrontato più di 2 millenni di cambiamenti e rivoluzioni politico-culturali e non sarà certo fermato dall’industrializzazione, dalla globalizzazione o dalla digitalizzazione.

02-Mani-di-artigianoL’artigianato-Italiano poi, è tra i più antichi e rinomati nel Mondo. Conosciuto e ricercato da tutti per le sue caratteristiche di “bello e ben fatto”, ha una storia da far invida a imperi e nazioni; qualcosa che va ben oltre un semplice lavoro, perché da sempre è parte stessa del tessuto sociale di ogni città e paese. Custode delle tradizioni e delle usanze tipiche di ogni borgo italiano, di cui, per molti secoli è stato anche il principale motore economico e commerciale.

Purtroppo però, l’economia odierna, fatta di macchine intelligenti, di contenuti digitali, di prodotti industriali a basso costo, di export e di web application, non ha avuto un impatto positivo e la crisi economica di questi anni, non ha fatto altro che peggiorare la situazione.

Le più colpite proprio le botteghe artigiane che prettamente dedicate al mercato locale, hanno assistito inermi al crollo della domanda interna. Osservando i numeri e le statistiche dell’ultimo decennio, soprattutto per quanto riguarda l’artigianato artistico e quello tipico-tradizionale, ci si trova davanti ad un vero e proprio bollettino di guerra. Migliaia le attività chiuse in tutta Italia, diverse le tipologie scomparse e non pochi i drammi derivati da tutto questo. Abbiamo perso ricchezze come il Bisso che era il nostro oro al tempo dei Greci e dei Romani e tante eccellenze ed oggetti di uso comune, caduti in disuso insieme a parte della nostra identità di italiani.

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Inutile negarlo, la situazione è molto critica. Se guardiamo la storia, ci possiamo rendere conto che la realtà del problema deriva soprattutto alla difficolta di cambiamento verso nuovi paradigmi economico-commerciali, di cui l’artigiano, questa volta, non ha né gli strumenti di valutazione per comprendere, né tanto meno le competenze per farne parte. I più colpiti in tutto questo, sono in assoluto gli appartenenti all’artigianato artistico e tradizionale, di età superiore ai 50 anni, con piccole attività familiari, incapaci di comprendere a pieno il cambiamento e/o impossibilitati ad investire nello stesso in modo adeguato.

La politica, purtroppo, forse l’unica che realmente sarebbe potuta e potrebbe intervenire, salvaguardando e tutelando questa categoria, ha mosso solo pochi e piccolissimi passi in tal senso, insufficienti a fermare il tracollo dei più piccoli e tradizionali, perchè maggiormente orientato a sostenere i più grandi e strutturati, in grado di fare export e investimenti tecnologici.

Di fatto, quello che oggi è cambiato, rispetto alle precedenti rivoluzioni economico-industriali, è che non si chiede più ad una categoria di imparare qualcosa che è alla portata di qualche corso, facendo di fatto evolvere le mansioni come in passato. Questa volta, piuttosto, si impone l’utilizzo di strumenti abilitanti, in questo caso alla promozione ed alla vendita internazionale, che richiedono, competenze a dir poco specifiche e di livello universitario e post universitario. I nuovi strumenti infatti, necessitano di molte competenze specifiche, dalla conoscenza di più lingue, al marketing, fino ad una buona cultura generale; tante capacità che non sono solitamente quelle che contraddistinguono gli artigiani e che possono essere integrate solo attraverso l’inserimento in azienda di più figure competenti.

Quindi?  Non c’è speranza per i più piccoli? Sono spacciati?

La risposta fortunatamente e NO, per quanto impegnativo, ci sono ancora molte possibilità per il nostro artigianato, sempre a patto che sappia far squadra ed evolversi come sempre ha fatto in passato.

L’artigianato è, tutt’oggi, in grado di competere con molti prodotti industriali, è superiore in qualità, bellezza, resistenza e personalizzazione; la richiesta c’è ed è globale, soprattutto se parliamo di alcune categorie di alta qualità, come le scarpe, gli abiti, gli accessori, le borse, i gioielli, etc., che sappiamo essere ricercati come pochi nel Mondo.

Se il mercato interno è fermo, in bottega i clienti scarseggiano e negli anni di attività, non si sono costruiti legami forti con attività di promozione e vendita esterni e magari esteri, non bisogna dimenticare che attraverso il web si possono raggiungere numeri altissimi di visitatori e quindi di possibili acquirenti.

Parliamo di numeri che fino ad ora in pochi hanno raggiunto nelle tradizionali attività fisiche. Migliaia di persone che potrebbero essere interessate proprio ad un prodotto specifico e che, con una buona comunicazione, potrebbero diventare effettivamente centinaia di nuovi clienti.

Ma come fare? Perché solo in pochi ottengono risultati importanti?

Partiamo dal presupposto che bisogna accantonare l’individualismo dilagante nel nostro paese e fare invece squadra comune per affrontare mercati così grandi e diversi in tutto il Mondo. Solo partendo da questo presupposto, a mio parere, i problemi sono realmente affrontabili. Quando parliamo di usare il web per promuovere e vendere, di fatto, non stiamo parlando di un semplice sito o di un e-commerce che abilitano l’artigiano ma di qualcosa che è molto più complesso, nella realizzazione, nei costi, nella gestione e nella burocrazia di tutti i suoi aspetti.

Avere un proprio sito è importante: presentarsi al pubblico in modo adeguato, raccontare il proprio lavoro, vendere i propri prodotti con l’e-commerce, è requisito sempre più indispensabile ma che al tempo stesso, in un mondo virtuale affollato di informazioni, rischia, senza i giusti investimenti, di non dare i risultati attesi, rivelandosi spesso un costo più che uno strumento per fare utili.

I costi per avere un negozio on-line, infatti, non son bassi se si vogliono ottenere risultati. Il costo reale non è semplicemente quello della spesa per realizzare il sito, l’e-commerce e i meri strumenti, ma si parla di investire in pubblicità, aggiornare i contenuti, tradurre i testi in più lingue, usare i social network per raccontarsi, coinvolgere il pubblico,  rispondere alle domande dei clienti, leggere i dati di analisi, interpretare e coinvolgere chi è più interessato, spedire, gestire le dogane, osservare le leggi e le politiche dei vari stati, fatturare in modo adeguato ecc. ecc. Insomma parliamo di un’attività complessa che richiede personale dedicato ed esperto che lavori su questi aspetti, al pari di una normale attività fisica.

E’ qui che si arriva ad un bivio, i grandi, quelli forti sul mercato o ben strutturati, sono in grado di investire in modo serio, coprendo tutti i ruoli necessari ad ottenere risultati. I piccoli invece, pur quando hanno le capacità di cogliere tutte le possibilità offerte dal web, non sono economicamente in grado di sostenere le spese necessarie all’avvio di una vera attività online.

Nei fatti, solitamente, molti artigiani si lanciano nel web con piccoli siti e campagne pubblicitarie fai da te, raramente all’altezza del mercato, che finiscono per creare maggiori perdite e sconforto nell’artigiano. Oltretutto il tempo da dedicare è tanto e costante: rispondere alle e-mail dei clienti, risolvere le problematiche ed i contraddittori, assecondare le politiche sui resi, non sono certo mansioni che può svolgere un artigiano che già si divide tra laboratorio e bottega.

La verità è che per svolgere a pieno tutti gli aspetti legati alla promozione e vendita attraverso il web, che si tratti di un singolo o di un gruppo di artigiani, non basta una sola figura interna dedicata ma ne servirebbero almeno 3, con mansioni e specializzazioni differenti.

Capite che stiamo parlando di qualcosa di inaccessibile in termini di costo, per un artigiano; non per altro che i risultati di tale lavoro non sono quasi mai immediati e spesso richiedono molti mesi prima di iniziare a rendere. Quindi, in soldoni, parliamo di investimenti in strumenti e personale, per mesi, senza un adeguato ritorno. Una mossa poco comprensibile per chi eccelle in una professione che nulla ha a che fare con tecnologie digitali, marketing e comunicazione ed era abituato ad una fama locale, dalla quale otteneva risposte immediate.

Eppure la soluzione c’è, è più semplice di quanto si creda ed è quella di fare squadra ed aggregarsi. Bisogna essere oggettivi, il sito aziendale non basta, è importante, anzi necessario, ma è semplicemente il posto dove, il possibile cliente, andrà a dare un’occhiata per conoscere meglio l’artigiano e le sue qualità; dovrà avere quantomeno la lingua inglese, oltre quella italiana, e sarà l’immagine dell’attività sul web ma il luogo in cui i clienti faranno i propri acquisti, saranno sempre più le piattaforme di aggregazione.

Concretamente, gli aggregatori, sono gli unici che possono rispondere a tutte le esigenze sopra elencate e necessarie al buon funzionamento di una attività on-line. Parliamo di portali web che raccolgono, aggregano appunto, tipologie affini di produttori, svolgendo per loro la maggior parte dei ruoli.

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Queste piattaforme, permettono di avere a disposizione degli utenti, tutti i servizi necessari, abbattendo i costi in modo sostanziale e soprattutto sfruttando sistemi di “potenza” ben superiore, a quelli che un singolo artigiano potrebbe acquistare ed utilizzare. I vantaggi ovviamente sono tantissimi, alcuni provengono dal fatto stesso, per il cliente, di sapere che su un determinato portale web c’è ampia possibilità di scelta; altri dalla capacità professionale di rendere la promozione pubblicitaria estremamente efficiente, poi c’è la gestione dei clienti, delle traduzioni, dei trasporti, delle dogane, insomma, una quantità infinita di vantaggi e servizi essenziali, a costi ben più bassi di quelli di mercato.

Personalmente, quando ho pensato e ideato Madeinitalyfor.me, nel 2012, il punto di partenza è stato proprio questo, salvaguardare la categoria dei maestri artigiani italiani, offrendo loro le conoscenze ed il sapere universitario sulle nuove tecnologie, su social, marketing e web, attraverso un aggregatore, realizzato e gestito da giovani laureati e specializzati. Uno strumento in grado di supportare, in modo professionale, ogni singolo aspetto operativo, dall’inserimento dati, alla creazione di contenuti, traduzioni, trasporti, fino ad arrivare alla consegna dell’oggetto al cliente finale. Un servizio completo che offre uno spazio virtuale all’interno di una vetrina internazionale già targettizzata, che lascia finalmente l’artigiano libero di dedicarsi al suo vero lavoro, quello di creare opere uniche ed irripetibili, frutto di anni di esperienza e passione.

All’artigiano rimane comunque il compito, non semplice, di adattarsi alla nuova società, ai nuovi bisogni ed ai nuovi gusti ed interessi delle persone. Il web non abilita prodotti invendibili e rimane indiscusso che per quanto attraverso il web-marketing, si possa creare e forzare la domanda, salvo rarissime occasioni, un oggetto che non si vende perché non va’ come prodotto, non ha molte speranze in più su internet.

Non dimentichiamo che le nostre eccellenze sono già molto ricercate in tutto il mondo ed il primo obbiettivo, soprattutto nel campo artistico/tradizionale, è quello di intercettare la domanda globale; ma con l’era digitale, si aprono anche molte nuove incredibili occasioni. Se è vero che il futuro va sempre più verso oggetti intelligenti che sapranno comunicare con noi attraverso il nostro smartphone, è altrettanto vero che gli stessi richiederanno sempre più personalizzazione.

Per fare un esempio semplice e concreto, pensate ad una borsa da lavoro, magari di un magistrato o un notaio. Oggi le più tecnologiche sono già in grado di comunicare informazioni come posizione o impegni del giorno, ma quale borsa pensate sia più appropriata per una professione di così alto livello? Quella realizzata in maniera industriale a basso costo e uguale per tutti o una borsa in pelle cucita artigianalmente, magari da un maestro toscano di fama internazionale? Si apre quindi un mondo, tutto da reinventare e rivestire della migliore fattura italiana.

Se gli artigiani sapranno intercettare questo mercato, aggregarsi e sfruttare le tecnologie digitali, a loro ne spetterà una fetta molto importante, quella dei rivestimenti e delle cover degli oggetti intelligenti che porterebbero la categoria ad una nuova rinascita economica artigiana.

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