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Intervista a Lucrezia Piscopo per Lucrezia Piscopo Art, progetto vincitore della finale regionale del Lazio MarteLive 2021, sezione artigianato

Lucrezia Piscopo è il secondo progetto vincitore a pari merito, della finale regionale del Lazio, sezione Artigianato di MArteLive 2021, il festival multi-disciplinare che coinvolge molteplici arti, dall’artigianato, alla scultura, alla musica, al teatro, alla fotografia e molte altre, per creare un unico grande evento frutto della sinergia di più spettacoli.

Lucrezia Piscopo Art b

Format artistico nato nel 2001 a Roma, MArteLive, è un’iniziativa di Giuseppe Casa, realizzata assieme ad un gruppo di studenti della facoltà di economia dell’Università RomaTre e di alcuni giovani provenienti dall’accademia delle belle arti di Roma. Nel 2011 diventa BiennaleMArteLive, lanciando un progetto totalmente innovativo, dove per la prima volta viene coinvolta tutta la città di Roma per sei giorni e sei notti, arrivando a coinvolgere oggi, circa 60 location diverse in contemporanea tra live club, teatri, gallerie, monumenti, muri, spazi aperti, piazze, musei, librerie e spazi della cultura, con quasi 1.000 artisti presentati. Nell’arco di vent’anni, MArteLive, è divenuta una delle manifestazioni culturali più interessanti nel panorama italiano, offrendo una vetrina vera ad artisti sconosciuti, un vero e proprio laboratorio per migliaia di giovani artisti italiani e non solo.

martelive partecipa

Madeinitalyfor.me, partner MarteLive, ha intervistato per voi Lucrezia Piscopo, l’ideatrice di Lucrezia Piscopo Art, nata e cresciuta in Sicilia, in un piccolo paesino in collina, vicino al mare che si chiama Favara e che si trova a pochi passi da Agrigento. Come siamo soliti fare nelle nostre interviste, ci piace conoscere chi si nasconde dietro all’artista perchè ci aiuta a capire meglio il significato della sua arte e del suo lavoro. Quindi partiamo da una domanda semplice ma apertissima …

Qual’è il rapporto che ha l’arte in relazione alle tue esperienze di vita?

Bhe, sin da piccola ho avuto una forte propensione verso l’arte e crescendo non ho abbandonato questo istinto creativo. Avrei voluto seguire più da vicino il mondo dell’arte sin da piccola, magari con un corso di studi dedicato ma mi è mancato il supporto di chi avevo intorno e forse, di conseguenza, anche la fiducia. Così ho messo da parte i pennelli per anni ed ho fatto un giro immenso, prima di rendermi conto che non fare arte mi stava spingendo a scegliere delle strade non mie e dettate principalmente dall’essere all’altezza delle aspettative degli altri.

Quindi ho studiato lingue e culture lontane, passando per Siena ed arrivando a Taiwan, Chengdu ed infine Roma. Tra le diverse lingue studiate, il cinese, è probabilmente quella che più mi ha spinto a ritrovare la pittura, dipingendo col pennello da calligrafia sulla carta di riso. Ma è stato quando è scoppiata la pandemia che dopo mille lavori e in mezzo ad un dottorato di ricerca, mi sono ritrovata, rinchiusa in casa, a chiedermi cosa stessi facendo della mia vita. Sapendo che c’è un fatto, legato all’andare via, all’arte ed alle insicurezze degli anni universitari che è stato una costante, ovvero il mio rapporto con l’acqua e col mare.

Da fuori sede, infatti, tornare a casa significava tornare a vedere quel mare lì che era mio e così familiare, dove tutto era possibile e dove lasciar fluire i miei pensieri era naturale. Un senso di appartenenza, nostalgia e calma che mi ha aiutato a fare le mie scelte. Ed è stato così che proprio durante la pandemia ho ricominciato a dipingere e, per la prima volta, ho aperto un profilo instagram per connettermi alle persone intorno a me, attraverso l’espressionismo astratto, le sfumature di blu e di verde che mi ricordavano la mia terra, comunicando quel senso di nostalgia e calma di cui forse altri, come me, avevano bisogno. Decidere che l’arte sarebbe diventata il mio lavoro è venuto di conseguenza, per la prima volta senza paura.

E’ il 2021 ed inizia la mia esplorazione dell’arte della resina e della riproduzione del mare negli oggetti di uso comune, l’anno in cui arte e artigianato camminano insieme e che mi portano a vincere in la finale regionale di MArteLive. Un’emozione grandissima che mi ha dato la consapevolezza che i sogni si avverano e che la paura di fallire fa parte del gioco.

Una grande passione per l’arte che ti ha praticamente reso più libera e consapevole di quello che volevi veramente, wow! Ora siamo super curiosi di sapere come realizzi le tue incredibili opere con la resina.

L’aspetto più complesso è sicuramente quello di conoscere affondo il materiale che si utilizza e la resina ha così tante caratteristiche da decidere di dedicare 5 mesi di studio solo per conoscerne tutti i segreti, mentre per l’ispirazione è stato molto più semplice perché era già parte di me e, come facile immaginare, riconduce al “Mio mare”; quella sensazione che se dovessi focalizzare tra le immagini dei miei ricordi, mi condurrebbe a due momenti magici, uno d’estate, in cui la sabbia scotta e corri verso la riva dove l’acqua ti rinfresca subito i piedi e l’altro d’inverno, quando seduta sulla spiaggia al tramonto, ritrovo l’equilibrio e la lucidità di cui avevo bisogno.

La tecnica della lavorazione artistica della resina chiamata Arte Fluida o Arte Funzionale è una pratica che viene per lo più dall’Australia e dagli Stati Uniti. La resina viene mischiata all’indurente e poi si lavora velocemente dato che non si ha esattamente moltissimo tempo prima che indurisca completamente. Per creare le mie opere, divido in bicchieri e colo diversi colori, utilizzando una pistola termica e la fiamma ossidrica fonderla e spostarla a mio piacimento. Un lavoro da fare con una maschera antigas con filtraggio o quantomeno una mascherina FFP2. Ci sono poi tanti fattori da tenere in considerazione prima di iniziare la lavorazione della resina, come l’inclinazione del tavolo da lavoro, la temperatura, la ventilazione della stanza, l’umidità e l’utilizzo di una resina epossidica ad alta viscosità che possa essere adatta per il contatto alimentare, poiché taglieri, vassoi e ciotole, avranno ovviamente un contatto diretto con gli alimenti.

La parte più bella è il momento della creazione dell’onda. Si versa la resina bianca e si inizia a lavorare con la pistola termica ad una determinata angolazione, il bianco si apre in celle e bolle verso il blu e nasce l’onda, un processo che può anche essere ripetuto più volte per dare profondità al mare. Da lì si attendono almeno 24 ore prima della cristallizzazione completa, un lasso di tempo nel quale gli oggetti vanno custoditi e protetti con recipienti o tavole che evitino il contatto con la polvere che c’è nell’aria. Un po’ come un bambino quando dorme, richiede un controllo continuo.

Grazie Lucrezia, da questa accurata spiegazione traspare bene la complessità e la passione che metti nel tuo lavoro. Quali sono ora le tue prospettive future?

Nel mio immediato futuro conto di chiudere il capitolo della ricerca universitaria, concludendo con la tesi il mio dottorato di ricerca, per poi abbracciare appieno quest’attività. Ho deciso infatti di ascoltare quella bambina che c’è in me e che ho sempre un po’ tenuto nascosta, iscrivendomi nel prossimo anno all’Accademia di Belle Arti di Roma. La verità è che in questi ultimi anni ho raggiunto la consapevolezza che non è mai troppo tardi per essere chi vuoi essere.

Così mi sono trasferita in un nuovo quartiere di Roma, in una nuova casa dove ho costruito un mio studio personale che sarà il luogo in cui prenderanno vita tutti i miei nuovi progetti. Vorrei imparare a lavorare su tavolini di legno e superfici più ampie in cui colare le mie onde, recuperando il legno non più in uso trasformandolo in qualcosa di speciale. Continuerò sicuramente a dipingere ed a creare il mare sotto nuove forme, nella speranza di portare le mie onde lontano e a chi vorrà ricordarsi di tutte le sensazioni che il mare porta con sé.

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