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“In simbiosi con la propria terra” – Salvatore Rizzello

 “Il mio mestiere è dire la verità; attraverso la forma credo di parlare della mia infanzia quindi di questa terra

La sua visione prese forma da ragazzo quando, guardando suo zio potare un albero, gli chiese come facesse a scegliere i rami da recidere e quindi la forma finale da dare all’albero. Portando la mano all’altezza degli occhi lo zio rispose: ”L’albero deve somigliare ad una mano”.

UlivoQuesta per lui rappresentò la più grande lezione d’estetica a cui abbia mai assistito, rappresentava la sua ricetta universale per cercare l’ARMONIA in ogni cosa.

Proprio grazie a questa esperienza decise di frequentare il Liceo Artistico Sperimentale “Francesca Capece” dove si diplomò nel 1996. L’anno seguente Salvatore si iscrisse al corso di scultura dell’Accademia di Carrara dove, però, a suo giudizio non trovò quello che si aspettava. Decise allora di iscriversi l’anno dopo all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e, grazie al maestro Mauro Mazzali, nel 2002 si laureò con lode presentando una tesi dal titolo “Megaliti: sculture di un tempo”.

Dopo la laurea decise che era giunto il momento di tornare al suo paese d’origine (Carpignano Salentino) e qui avviò la OFFART DESIGN, studio di scultura contemporanea e design, oltre che scuola di scultura stessa.

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Nello stesso periodo, andò a lavorare in un frantoio dove incominciò ad osservare gli ulivi millenari, a sentirne il respiro e l’energia, finché, un giorno, trovò una radice d’ulivo che nel tempo aveva avvolto un grosso masso. Decise di portarla nel suo laboratorio e studiò le sue venature scoprendo che erano irripetibili e uniche proprio come le nostre impronte digitali. La sua ricerca sulla trasfigurazione della materia, iniziata con la pietra, ripartiva da una nuova materia: l’ULIVO.

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Le sue opere sarebbero state sempre diverse come chi le avrebbe possedute; sarebbero state il risultato di un pacifico incontro tra lui e l’ulivo in un assecondarsi di gesti. Non si vince contro l’ulivo, la sua personalità è fortissima, se provi a sopraffarlo ti soffoca con i suoi colori, con i suoi nodi. Per ogni scultura cerca sempre il punto d’incontro tra materia, idea e forma, passando per il suo stato d’animo del momento, affinché il risultato finale rappresenti la riappacificazione dell’uomo col proprio territorio.

La complessa stagionatura dell’ulivo

La potatura deve essere fatta sempre in luna calante e, nel nostro emisfero, la migliore non è quella di novembre (la pianta non è ancora completamente dormiente), bensì quella di dicembre e gennaio perché durante l’inverno la pianta non trattiene linfa per evitare che si congeli.

L’ulivo non è un legno come gli altri, in fase di stagionatura tende molto a spaccare, quindi meglio cospargere i tronchi con una soluzione salina più volte nei primi mesi allo scopo di non far perdere molta acqua. Successivamente si deve cerare le teste con la paraffina e metterli in stagionatura in un posto con a contatto diretto con i raggi solari, ventilato, ma non troppo, magari in una stanza a 2 lati in modo tale che il vento passando non faccia corrente per far si che non tolga troppo rapidamente l’umidità.

Rizzello taglio ulivo

Le tempistiche di stagionatura sono mediamente il doppio di un normale legno a causa della sua elevata compattezza, infatti, Rizzello, per le sue sculture usa legni stagionati da ben cinque anni.

Fonte: il truciolo.it

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