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“Sensazioni” – l’Etna celebrato da Barbaro Messina

L’Etna, che oggi genera la pietra modellata da Barbaro Messina, era ritenuta dagli antichi il luogo in cui gli dei avevano la loro fucina, dove Efesto svolgeva la prima attività di artigianato. L’artigiano, cioè colui che salda la natura e l’uomo, che agli elementi della terra, dell’acqua e del fuoco aggiunge la creatività, risponde alle esigenze di utilità e di bellezza della nostra vita. L’artigianato della pietra lavica e della ceramica etnea è, ancora una volta, espressione di generosità e della grandezza della natura, insieme alla capacità dell’uomo, e anche segno, ricco e affascinante, dell’identità di un popolo e del suo territorio, della sua storia, delle sue potenzialità.

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Per i figli dell’Etna, significa essere fuoco e pietra insieme, il più immobile e il più dinamico degli elementi. Elemento che tiene insieme gli opposti e ci plasma a sua immagine. E le mani visionarie di Barbaro Messina, che con le mani vede e forma, danno ai profili della pietra un’altra vita, vestono la natura di cultura.

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(particolare) Orizzonte

Le opere del maestro Messina diventano quindi la migliore testimonianza di ciò che è la terra dell’Etna, vere ambasciatrici di un territorio che è stato dichiarato patrimonio dell’umanità e che da sempre è culla della civiltà. Un territorio come quello di Paternò, che tra il Simeto e l’Etna congiunge acqua e terra.

Comune di Nicolosi

Il Comune di Nicolosi è reduce da una lunga e proficua collaborazione con il Maestro dal quale ha tratto impulsi felici per la creazione di una scuola di ceramizzazione che ha fatto da traino alla formazione di una platea giovanile di artigiani che si è imposta sul campo, da lui innovato e valorizzato attraverso la creazione di pregevoli segmenti occupazionali, della lavorazione della pietra lavica.

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Il prodotto più noto di questa simbiotica attività è testimoniato dall’allestimento annuale della mostra estiva Lavica che, nell’espressione “Dall’Etna al Gran Sasso”, costituisce una rilevante risorsa della programmazione turistico-estiva del Comune di Nicolosi.

Sensazioni

La fedeltà alla terra e la forte d’identità per sentirsi essere con il tutto, insieme al ritorno alle origini dell’Umanità, è il senso forte degli ultimi lavori del maestro Messina di Paternò, un artista che, come il paese che gli ha dato i natali, si aggrappa con la volontà ostinata dei suoi vigneti e dei suoi cerasi sui fianchi ubertosi, ma terribili, del vulcano Etna, della Montagna che nel giugno 2013 l’Unesco ha eretto a patrimonio dell’umanità.

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Un ritorno all’Etna, quello di Messina. Un ritorno che ha attinto nuove mosse e nuovo vigore dal brontolio e dai sibili di tuono del vulcano, rivolgendosi prima alla Madre Terra, poi alle ataviche origini e alla riscoperta della sua bivalente e alternativa essenza, tangibile nell’immenso ventre di madre, ma anche di matrigna. L’artista fa questo accompagnandosi coi passi di Virgilio: “Tuona di orrende rovine e vomita nel cielo una nube nera, fumante d’un turbine di pece e di ardenti faville”, al quale fa eco dall’Inghilterra Milton: “le viscere sempre nutrite di combustibile e pronte a concepire fuoco sublimato di furia minerale porgono aiuto ai venti e lasciano un fondale abbruciacchiato, ravvolto di fumo e di fetore”.

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È il fetore dello zolfo, dell’inferno delle leggende, quello che oggi Barbaro Messina incide, per renderlo visibile, con i gialli dell’oro zecchino sui butteri informi che la lava ha generato dentro canaloni o esplodendo nell’aria. Messina ferisce i pezzi di basalto nati da questo parto violento anche con macchie rossofuoco e li trasforma in sculture preziose, intagliandovi appunto, gli ossimori strazianti del vulcano: il fuoco e pure il ghiaccio, la desolazione e la fecondità, nell’uso capriccioso degli sbigottimenti dei rossi delle vampe, ma anche dei bianchi caldi della neve, che a loro volta si accavallano fondendosi con i gialli smaglianti dello zolfo solcati sul nero fuligginoso della lava.

Barbaro Messina all'Expo

Barbaro Messina all’Expo

Il Maestro Barbaro Messina parteciperà all’Expo 2015 di Milano. per l’occasione, però, non rappresenterà Nicolosi nè tanto meno Paternò, bensì l’Uruguay con cui collabora da vari mesi con il suo studio LeNid. Attraverso l’uso della lava, il Messina realizza piastrelle, pavimenti, rivestimenti, complementi d’arredo, oggetti e vasi. La sua tecnica incanta perchè riesce a far vivere sul basalto vulcanico la lava con colori accessi e motivi della cultura bizantina e greca.

Non sono io raccontare la storia attraverso la pietra, sono le pietre stesse a raccontarla”


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Striature e macchie, zampilli e guizzi di colori, esplosioni di tonalità cromatiche, come le fontane incandescenti della lava percorrono sia la lastra levigata, e tagliata dalla massa informe di colate travolgenti, sia i massi ingrottati nei canaloni lavici durante i parti furiosi. Cicatrici, squarci, fenditure, strappi violenti e butteri, rivelatori del fuoco e della natura violenta del vulcano, sono ripresi e ripercorsi con le pennellate che la fantasia d’artista di Messina suggerisce, mentre altri tocchi e altre macchie rivelano il contrasto ambivalente con i campi verdeggianti e i giardini pensili di fiori delle sue vallate.

Orizzonte

Orizzonte

Il binomio antinomico di fertilità e distruzione sembra dunque essere l’aspetto caratterizzante di questa nuova avventura artistica del maestro paternese, un binomio all’interno del quale egli vuole instaurare un nuovo dialogo con il vulcano, nella volontà di cogliere l’unicità del fenomeno e della sua naturale doppiezza. Un modo del tutto inesplorato, nel vasto mondo della lava ceramizzata, di rendere l’eccezionalità del monte e lo stupore delle sue bizze irrefrenabili, dei suoi fenomeni ancestrali, mentre l’artista si sofferma, contemplandolo, sia sull’ardore ineguagliabile delle sue fiamme sia sulla fertilità della terra che il Mongibello genera.

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Sembra pure, percorrendo la ultime opere del Messina, che il maestro voglia celebrare la metafora della montagna Etna, tormentata tra maternità e seccume, fertilità e morte, immaginandola come un utero terribile che, se da un lato partorisce fiumi di fuoco, dall’altro sa pure arrestarsi per dare vita e con essa quel senso della terra caro all’uomo.

mostra-artigianato-barbaro-messina-12 Etna d’amor dunque, ma pure fuoco di ghiaccio e poi montagna e vulcano, madre e matrigna, freddo e calura, come l’amante è allora il Mongibello. Ed è proprio il Vulcano-Montagna Etna l’amore dichiarato di Messina, quell’amore antico nato, coltivato e protetto anche per la sua essenza binaria e che lui rappresenta ceramizzando il reperto dove i piani di osservazione sfumano l’uno nell’altro, fondendosi con la materia che ha lasciato traccia della sua incandescenza nella pietra rattrappita e ancora dolorante, misteriosa per i raccapricci delle esplosioni.

La materia si fa in questo modo, pura azione, vulcanica e del vulcano, e si fa pure spazio scenico di tutti gli elementi che il suggestivo teatro della Montagna ha predisposto, mentre i rattoppi lasciati ad arte sulla pietra grezza raccontano altri tormenti e altri intrighi, drammi e vicissitudini, miti e storie che in differenti punti, tracciati dalla mano dell’artista, vengono ripresi coi colori accesi e brulicanti tra le brulle, fertili pendici dell’Etna Madre.

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