Man Sitting at a Table Using a Calculator

Dal regime dei minimi al nuovo regime forfettario, per i neo-artigiani finalmente la possibilità di vendere anche fuori dalla comunità Europea !

Dal 1° gennaio 2016, con la nuova Legge di Stabilità, in materia di partita IVA, sono state introdotte molte novità, si passa infatti, dal regime dei minimi a quello forfettario. Dal 2016 quest’ultima sarà l’unica P.IVA a regime agevolato; il regime dei minimi potrà essere mantenuto fino alla naturale scadenza.

Si tratta di una serie di cambiamenti non da poco, diventa irrilevante l’età del contribuente, non è previsto alcun limite di durata se non il mantenimento dei requisiti. Il reddito è soggetto ad un’imposta pari al 5% per i primi 5 anni, per passare poi al 15% dal 6° anno, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP.

E’ difficile dare una valutazione tra il vecchio regime dei minimi e il nuovo r. forfettatio. In linea di massima i contribuenti che possiedono elevati livelli di costi da poter portare in deduzione dal reddito, hanno verosimilmente più convenienza con il regime dei minimi; tuttavia, l’innalzamento dei limiti di ricavi/fatturato/reddito previsti in base al codice ATECO di riferimento ed un basso sistema di costi da portare in deduzione da parte del contribuente, rendono il regime forfetario più conveniente.

Diverse agevolazioni e semplificazioni anche per le startUp e finalmente, sembra sparito il requisito che limitava la vendita di prodotti al di fuori dei confini europei. Un grosso handicap per chi iniziava un’attività avendo tantissimi potenziali clienti extraUE. Un tema che noi di Madeinitalyfor.me abbiamo più volte ripreso e segnalato:

Approfondisci qui le differenze sulle vendite extra-UE nel nuovo regime forfettario


Nel vecchio Regime dei Minimi

Secondo l’articolo 1 comma 96 lettera a) numero 2)

Si considerano contribuenti minimi […] coloro che nell’anno precedente […] non hanno effettuato cessioni all’esportazione

L’effettuazione di cessioni all’esportazione e assimilate è causa di fuoriuscita dal regime dei minimi.

A scanso di equivoci, quando si parla di cessioni all’esportazione si intendono sempre cessioni di beni: non sono quindi comprese nel divieto le generiche prestazioni di servizi rese a soggetti extra-UE, che sono invece ammesse nel regime dei minimi.

Come ha specificato la Circolare 13/E del 2008, l’articolo 2, comma 2, del D.M. 2 gennaio 2008 stabilisce che costituiscono cessioni all’esportazione quelli di cui agli articoli 8, 8-bis, 9, 71 e 72 del D.P.R. 633 del 1972. Oltre alle esportazioni vere e proprie sono quindi preclusi i servizi internazionali (articolo 9), le cessioni a Città del Vaticano e San Marino e a rappresentanze consolari e organismi internazionali (articoli 71 e 72).

Mentre nel Regime Forfettario le esportazioni

Si applicano le disposizioni del D.P.R. 633/1972 alle importazioni, alle esportazioni e alle operazioni a esse assimilate, ferma restando l’impossibilità di avvalersi della facoltà di acquistare senza applicazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera c), e secondo comma, del medesimo decreto

È finalmente possibile effettuare cessioni all’esportazione (fattispecie che causava l’inapplicabilità del vecchio regime dei minimi), seguendo la normativa generale. È comunque preclusa la possibilità di avvalersi della facoltà di acquistare in sospensione d’imposta (in quanto non c’è diritto alla detrazione) e quindi di acquistare con lettera d’intento.

p.s.: Ora il limite per chi comincia la sua attività con prodotti interessanti ed appetibili dai mercati internazionali, si sposta sui costi di spedizione, dove focalizzeremo la nostra attenzione in questo 2016, cercando di sensibilizzare l’attenzione su un divario di prezzi che ci rende poco competitivi rispetto ai nostri concorrenti quando si tratta di comparare i prezzi di spedizione.

regime-forfettario

Ma cos’è il Regime Forfettario ? Ecco alcune informazioni

Requisiti e condizioni di accesso

  • abbiano conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a determinate soglie che variano a seconda del codice ATECO specifico dell’attività svolta (vedi tabella riportata in calce all’articolo). A decorrere dal 2016, le soglie dei ricavi e dei compensi sono generalmente incrementate di 10.000 Euro, e di 15.000 Euro per le attività svolte dagli esercenti arti e professioni. Nel caso di esercizio contemporaneo di più attività, contraddistinte da diversi codici ATECO, conta il limite più elevato dei ricavi e compensi relativi a tali codici;
  • abbiano sostenuto spese per l’acquisizione di lavoro per importi complessivamente non superiori a 5.000 Euro lordi a titolo di lavoro dipendente, co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione, lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore ex art. 60, TUIR;
  • il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali al 31.12 non superiore a 20.000 Euro (i beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, arte o professione, e per l’uso personale o familiare del contribuente concorrono al calcolo del limite di 20.000 € nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo per l’attività esercitata). Ai fini di tale limite non vanno considerati: i beni immobili comunque acquisiti ed utilizzati e i beni di costo unitario non superiore a € 516,46.

Per rendere più vantaggiosa l’adesione al regime, la Legge di Stabilità 2016 ha modificato il vincolo che occorre rispettare per l’accesso al regime, in caso di esercizio di attività di lavoro dipendente (o assimilati), nell’anno precedente a quello di applicazione del forfait. In base alla normativa previgente, infatti, il reddito d’impresa/lavoro autonomo, che si intende(va) assoggettare al regime agevolato, doveva risultare prevalente rispetto a quello eventualmente svolto come lavoro dipendente/assimilato (ex artt. 49 e 50, TUIR). Tale condizione non andava verificata in caso di cessazione dal rapporto di lavoro, o se la somma di questi redditi non è superiore a 20.000 Euro.

Con le modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2016, questa disposizione viene abrogata, e viene introdotta una nuova condizione (riportata nel paragrafo successivo tra le cause di esclusione) secondo cui non possono avvalersi del regime coloro che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di 30.000 Euro. Il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro dipendete o assimilato risulti cessato.

Si ricorda infine che per aderire al regime è irrilevante l’età del contribuente e non è previsto alcun limite di durata.

Sono esclusi, invece, dal regime forfetario i contribuenti che si trovano nelle seguenti condizioni:

  • che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari ai fini della determinazione del reddito (cessione di generi di monopolio, vendita di beni usati, agriturismo, ecc…);
  • non residenti. Il regime è comunque applicabile dai soggetti residenti in uno Stato UE/aderente allo SEE qualora producano in Italia almeno il 75% del reddito;
  • che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati/porzioni di fabbricato, di terreni edificabili ex art. 10, comma 1, n. 8, DPR n. 633/72 ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;
  • che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone/associazioni professionali/srl trasparenti;
  • che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di 30.000 Euro. Il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro dipendete o assimilato risulti cessato.

I benefici del Regime Forfettario

I soggetti che adottano il regime forfetario beneficiano delle seguenti semplificazioni:

  • per quanto riguarda l’Iva sono in generale esonerati dal versamento dell’imposta (e di contro non hanno diritto alla detrazione dell’Iva a credito):
  • inoltre sono esonerati dall’obbligo:
    • della registrazione delle fatture emesse/corrispettivi;
    • della registrazione degli acquisti;
    • della tenuta e conservazione dei registri e dei documenti, ad eccezione per le fatture di acquisto e le bollette doganali;
    • della dichiarazione e comunicazione annuale IVA;
    • della comunicazione del c.d. spesometro;
    • della comunicazione black list;
    • della comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute;
  • sono invece obbligati:
    • a numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
    • a certificare e conservare corrispettivi. A tal proposito sulle fatture emesse, al posto dell’Iva, andrà riportata la dicitura: “Operazione in franchigia da Iva”, con l’eventuale indicazione della norma;
    • a presentare gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie;
    • a versare l’Iva in relazione agli acquisti di beni intraUE di importo annuo superiore a € 10.000 e ai servizi ricevuti da non residenti con applicazione del reverse charge.
  • per quanto riguarda le imposte sui redditi:
    • sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
    • determinano il reddito d’impresa o di lavoro autonomo in maniera semplificata, applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività, e scomputando da tale ammontare i contributi previdenziali obbligatori versati;
    • sono obbligati alla conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;
  • per quanto riguarda l’IRAP, essi sono esclusi da tale imposta;
  • per quanto riguarda gli studi di settore, essi sono esonerati dalla loro presentazione (anche dai parametri);
  • per quanto riguarda gli adempimenti in qualità di sostituti d’imposta, essi:
    • non subiscono la ritenuta alla fonte e a tal fine rilasciano apposita dichiarazione che può essere inserita anche nella fattura;
    • non effettuano la ritenuta alla fonte. Sussiste comunque l’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi il codice fiscale del percettore delle somme che non sono state assoggettate a ritenuta.

Gli imprenditori che applicano il regime forfettario, obbligati al versamento previdenziale presso le gestioni speciali artigiani e commercianti, possono usufruire di un sistema di maggior favore anche in ambito previdenziale (c.d. regime contributivo agevolato). Tale sistema prevede:

  • fino al 2015 la determinazione del contributo a percentuale sul reddito dichiarato, senza considerare il c.d. minimale di reddito (ossia quel reddito minimo sul quale i contributi sono sempre dovuti, anche se il reddito d’impresa dichiarato è inferiore a quella soglia minima);
  • dal 2016, a seguito delle modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2016, il reddito derivante dall’attività soggetta al regime forfetario, costituisce base imponibile ai fini previdenziali con una contribuzione ridotta del 35%.

Calcolo del reddito

Ai fini delle imposte dirette, il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività differenziato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata (vedi tabella riportata in calce all’articolo), senza tener conto delle spese sostenute nell’anno. Questa è la principale novità del regime, in quanto diversamente da quanto avveniva con gli altri, il reddito non è più calcolato come differenza tra componenti positivi e negativi.

Una volta determinato il reddito imponibile, si scomputano da esso i contributi previdenziali versati in base alla legge. L’eventuale eccedenza che non ha trovato capienza nel reddito dell’attività assoggettata al regime forfetario può essere portata in diminuzione dal reddito complessivo come onere deducibile.

Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP. Il versamento dell’imposta sostitutiva segue le stesse regole previste per l’Irpef, e devono essere utilizzati i codici tributo istituiti con la Risoluzione 59/E dell’11 giugno 2015:
  • 1790” (acconto prima rata);
  • 1791” (acconto seconda rata o in unica soluzione);
  • 1792” (saldo).

Regime forfettario Start Up

Per favorire l’avvio di nuove iniziative produttive, l’aliquota sostitutiva del regime agevolato viene ridotta dal 15 al 5% per i primi 5 anni di attività. Per beneficiare dell’aliquota ridotta è necessario il verificarsi dei seguenti requisiti:

  • il contribuente non ha esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente / autonomo, escluso il caso in cui la stessa costituisca un periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio dell’arte / professione;
  • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Potranno avvantaggiarsi di questa condizione non solo coloro che aprono una nuova attività nel 2016, ma anche coloro che l’hanno iniziata nel 2015. In quest’ultimo caso l’agevolazione sarà limitata alle ultime quattro annualità (dal 2016 al 2019).

Limiti di fatturato/ricavi annuali e coefficienti di reddito

La tassazione prevista per questo regime è quella con imposta sostitutiva che deve essere applicata al prodotto tra il fatturato realizzato e il coefficiente di redditività (che varia in funzione del codice attività con cui la partita IVA è stata aperta). I limiti di ricavi/fatturato e il coefficiente di redditività dipendono dal tipo di attività svolta, a sua volta inquadrato in uno specifico codice ATECO.

Di seguito, divisi a seconda del settore economico di riferimento, l’elenco dei limiti di reddito, ricavi/fatturato e coefficiente di redditività (tra parentesi le radici del codice ATECO):

  • Industrie alimentari e delle bevande (10 – 11) coefficiente redditività è il 40% limite ricavi/fatturato 45.000 euro;
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio [45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9] limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (47.81): limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di altri prodotti (47.82 – 47.8): limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;
  • Costruzioni e attività immobiliari (41 – 42 – 43) – (68): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;
  • Intermediari del commercio (46.1): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 – 56): limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 -73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficente di redditività al 78%;
  • Altre attività economiche (da 01 a 03 a 05 a 09), (da 12 a 33, da 35 a 39), (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) -(84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99) limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

Tassazione

Con la Legge di Stabilità 2016 è stata introdotta un particolare regime di tassazione per la Partita IVA in regime forfettario:

  • aliquota dell’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni;
  • dal sesto anno l’aliquota sale al 15%;

In questo regime, l’imposta sostitutiva è l’unica forma di imposizione fiscale sul reddito, e va a sostituire l’IRAP e l’IRPEF (sia quella ordinaria che quelle addizionali).

Regime dei minimi entro fine 2015

Nel caso in cui, un contribuente avesse deciso di aprire una partita IVA entro il 31 dicembre 2015, potrà beneficiare comunque del regime dei minimi come previsto dalla normativa del 2011.

Queste le principali condizioni previste:

  • tassazione al 5%;
  • tetto di ricavi per fruire delle agevolazioni pari a 30.000 euro;
  • durata massima pari a 5 anni o superiore se il contribuente, al 5° anno, non abbia ancora compiuto il 35° anno di età.

Regime forfetario e regime previdenziale

Per il regime forfettario, dal punto di vista previdenziale, è previsto che i contributi INPS siano calcolati sul reddito determinato a forfait in base ai criteri fiscali. Per le ditte individuali è stata prevista la riduzione del 35% dei contributi minimi dovuti dagli iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti.

Da ciò si deduce che chi vorrà aprire una partita IVA per lo svolgimento di un’attività d’impresa dovrà versare un minimale ridotto del 35% (non si applicherà più il minimale INPS previsto in precedenza per artigiani e commercianti in regime ordinario) più la quota proporzionale calcolata sul reddito determinato a forfait.

Nell’immediato ciò comporta un vantaggio in termini finanziari ma, allo stesso tempo, una penalizzazione in termini di accumulo del montante contributivo.

Per tutti quei lavoratori autonomi non iscritti ad alcun albo professionale e titolari di partita IVA iscritti alla Gestione Separata INPS, l’aliquota contributiva è stata confermata al 27,72% anche per il 2016. Questo blocco riguarda solo i lavoratori autonomi titolari di partita IVA ed iscritti esclusivamente alla Gestione Separata INPS professionisti senza cassa.

È da ricordare, infine, che per tutti i titolari di partita IVA titolari di pensione oppure già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria, dal 1° gennaio 2016 l’aliquota contributiva aumenta passando dal 23,5% al 24%.

Fonte principale: Fisco e Tasse –  Articolo scritto da Gesuato Elisabetta

,

Commenti disabilitati