Evidenza-gravine

Terra delle Gravine: People for Forset si presenta

People for Forest è un progetto ministeriale interamente dedicato alla Terra delle Gravine. Un progetto dove seminari con scuole, associazioni e ordini professionali, escursioni, laboratori e persino un workshop con l’Università di Lund, in Svezia, la faranno da padrone.

Mercoledì 3 febbraio 2016 alle ore 18, la sala convegni comunale di via Vanvitelli, a Mottola, ospiterà la conferenza dedicata al progetto, in cui si alterneranno importanti relatori. Finalità dell’evento è presentare l’iniziativa e le prossime attività in cantiere. Il progetto, di durata biennale, mette insieme studio, tutela e valorizzazione dei luoghi, grazie a un finanziamento che sta interessando la gravina di Petruscio con l’omonimo villaggio rupestre di epoca medievale e il bosco di Sant’Antuono.

People for Forest: Obiettivi e Mission

Il progetto, ha l’obiettivo di tutelare e valorizzare gli aspetti ambientali dei succitati siti e, nel contempo, generare occupazione. Il progetto prevede lo sviluppo di una governance, sia forestale che del geosito, necessaria alla realizzazione ed attuazione di un piano di gestione basata sui concetti di apertura, partecipazione, responsabilità e fondata, per ciò che attiene le fitocenosi forestali, sui principi di selvicoltura naturalistica.

Le informazioni, le percezioni, le esigenze, le visioni e le conoscenze diventino “patrimonio di progetto”. I tradizionali strumenti tecnici e un approccio partecipativo, nuovo per la realtà mediterranea, permetteranno l’avvio di attività di studio, progettazione, formazione, sensibilizzazione e fruizione affinché il bosco e la gravina possano tornare a fornire servizi eco-sistemici essenziali per il benessere, la salute dell’uomo e per la creazione di nuova occupazione per i giovani.

In sintesi:

  • Accrescere la conoscenza e far meglio conoscere ai beneficiari i beni ambientali in questione;
  • Informare e sensibilizzare riguardo le emergenze e criticità che caratterizzano il Bosco di Sant’Antuono e la Gravina di Petruscio;
  • Avviare servizi, gestiti direttamente da giovani, per la gestione e la valorizzazione eco-sostenibile del Bosco di Sant’Antuono e della Gravina di Petruscio;
  • Ottenere i primi strumenti per migliorare, nel breve e medio periodo, la fruibilità del bosco e della gravina;
  • Attenuare il degrado che caratterizza i due siti ambientali ed aumentarne il livello di sicurezza, la fruibilità e attrattività.

La serata si aprirà con la visione di una serie di immagini che racconteranno questi luoghi straordinari, in cui si fondono storia e natura, complice la proiezione del video “Gravina di Petruscio, #weareinpuglia”, realizzato da HD Media. Tra le altre attività avviate, i profili social, logo e grafica coordinata (a cura di Luigi Notarnicola), raccolta materiale video e fotografico, il sito internet www.peoplefor.org, realizzato da Giampiero Lamanna.

Mottola-Petruscio

Il convegno, però, sarà anche occasione per conoscere più nel dettaglio l’iniziativa con la presenza di Carmela D’Auria, archeologa e coordinatrice del progetto per l’associazione “Terre Nostre” che annuncerà le linee guida dell’atteso workshop in programma ad aprile, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di archeologia dell’Università di Lund (Svezia). Tommaso Giorgino, dottore forestale e progettista si occuperà di illustrare il Piano di Gestione del Bosco di Sant’Antuono, che porterà a un documento tecnico finalizzato alla sua sostenibilità. Tutto questo in collaborazione con Arcogem srl (spin off dell’Università di Bari), impegnata sia nello studio che nella formazione degli operatori. Un contributo importante è fornito dal WWF di Trulli e Gravine: il presidente e ingegnere Giovanni Grassi annuncerà, infatti, le attività programmate a marzo con il Forum permanente, le escursioni e i laboratori di “Andar per boschi”.

People for Forest incontra i cittadini

People for Forest incontra i cittadini

Un percorso a più voci per uno sviluppo sostenibile di due beni storici e naturalistici di altissimo livello: a Mottola professionisti, università, istituzioni, associazioni e cittadini si sono dati appuntamento per il convegno di presentazione del progetto “People For Forest”. Attenzione puntata sulla gravina di Petruscio e il bosco di Sant’Antuono.

“Si tratta di un’attività di durata biennale finanziata dal Ministero – ha spiegato Carmela D’Auria, archeologa e coordinatrice del progetto per l’associazione “Terre Nostre” – che comprende fasi di analisi e ricerca, ma anche di valorizzazione, tutela e conoscenza, anche attraverso l’innovazione e l’utilizzo di nuove tecnologie”.

“L’idea – ha spiegato Tommaso Giorgino, dottore forestale e progettista – nasce da un gruppo di professionisti innamorati della loro terra e del loro lavoro. L’area del tarantino, così come quella del Gargano, vanta la maggiore concentrazione di aree boscate. L’uomo deve essere protagonista insieme alla natura: è per questo che verrà elaborato un vero e proprio Piano di Gestione del Bosco di Sant’Antuono”.

A moderare l’incontro, Carmelo Torre, presidente INU Puglia e docente di Estimo al Politecnico di Bari. “Il concetto forte è quello di valore sociale complesso. Parliamo di un progetto che non stravolge le risorse, ma le enfatizza. Attraverso l’educazione, il cittadino deve imparare a tutelare il bene di riferimento, deve vivere il bosco e sentirlo parte integrante della comunità”.

convegno

Importante anche il ruolo di Arcogem srl, spin off dell’Università di Bari. “Valuteremo – ha spiegato il geologo Fabio Luparelli – la fruizione in sicurezza dei luoghi. Si punta alla redazione di un report geologico e geomorfologico che porti successivamente ad un Piano”. “Con questo rilevamento – ha detto il geologo Vito Pellegrini- analizzeremo alcuni caratteri specifici per la messa in sicurezza finalizzata alla gestione sostenibile”.

Tutto questo con il contributo del mondo dell’associazionismo, grazie anche a “I Portulani” che si occuperanno di comunicazione e WWF Trulli e Gravine. “Le nostre attività – ha spiegato Giovanni Grassi, presidente del WWF- si muovono tra tutela e valorizzazione, attraverso un percorso che porterà ad una maggiore conoscenza del territorio”.

Ai lavori presente anche il sindaco di Mottola, Luigi Pinto. “Siamo fieri – ha sottolineato – di aver intercettato per il bosco un finanziamento che ne ha permesso la riqualificazione”. “Un aspetto che mi piace sottolineare – ha detto l’assessore all’Agricoltura, Ambiente e Turismo Arcangelo Montanaro – è il coinvolgimento delle scuole: questo progetto porterà i ragazzi nel bosco e nella gravina”.

Le conclusioni sono state affidate a Pasquale Ribezzo del CNA Puglia. “C’è una Puglia del dire e una Puglia del fare. Quella che abbiamo visto stasera è una Puglia del fare”.

Alla conferenza saranno presenti anche Eugenio Scandale, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, e Pasquale Ribezzo, segretario CNA Puglia. Porteranno i loro saluti il sindaco di Mottola, Luigi Pinto, e l’assessore all’Agricoltura, Ambiente e Turismo Arcangelo Montanaro. Moderatore della serata sarà Carmelo Torre, presidente INU Puglia e docente di Estimo presso il Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell’Università di Bari. Infine, l’associazione “I Portulani” supporterà le attività di comunicazione e animazione del Forum e organizzerà il Concorso fotografico ”Alla ricerca del barone rampante”.

Banner

Qualche curiosità sul Bosco di Sant'Antuono

Il bosco di San’t Antuono

Posto in un’area di transizione, il bosco di Sant’Antuono mostra e riassume tutte le espressioni del territorio murgese, dal bosco di Fragno alle gravine.

Proseguendo da Nord a sud intorno ai 400 m si incontra il bosco mesofilo a Fragno e Roverella, con un sottobosco caratterizzato dal Perastro (Pirus communis), il biancospino (Crataegus oxyacantha), l’Oleastro (Olea Sylvestris), il Prugnolo (Prunus Spinosa), il Terebinto (Pistacia therebintus), il lentisco (Pistacia lentiscus), il Prunello (Rhamnus catharticus), il Pungitopo (Ruscus aculeatus), l’Asparago (Asparagus acutifolius), la fillirea (phyllirea media), il cisto marino (Cistus monspeliensis).

Tra i 400 e i 360m si passa al bosco di Leccio, Roverella e Fragno con un sottobosco caratterizzato dall’Orniello (Fraxinus ornus), l’Ilatro sottile (Phillyrea angustifolia), Phillyrea media, l’Alaterno (Rhamnus alaternus), il Terebinto (Pistacia therebintus), il Lentisco (Pistacia lentiscus), il Cisto rosso (Cistus incanus), Rosa agrestis.

Tra i 360-320 m s.l.m. fa da padrone il bosco e boscaglia a Leccio e macchia a Pino d’Aleppo. Riducendosi l’umidità, la vegetazione del sottobosco è caratterizzata da piante della originaria foresta sempreverde e della macchia mediterranea: corbezzoli, Phillyrea angustifolia, Phillyrea media, Viburno Tino (Viburnum tinus), Lentisco (Pistacia lentiscus). Si affermano le specie lianiformi quali la Salsapariglia nostrana (Smilax aspera), il Tamaro (Tamus communis), il Caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa), il Rovo selvatico (Rubus ulmifolius), la Clematide fiammella (Clematis flammula), la Rubia peregrina. Altre piante presenti sono il Pungitopo (Ruscusa aculeatus), i cisti (Cistus monspeliensis, Cistus salvifolius), il Rosmarino (Rosmarinus Officinalis), il Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus).

bosco-san-antuono

Nella gravina di Corneto – che prende il nome dal Corniolo, raro nelle Murge ma qui presente in forma di arbusto o piccolo albero – troviamo macchia gariga a Pinus halepensis: leccio e pino d’Aleppo, il Rosmarino (rosmarinus officinalis), la Dittinella (Daphne gnidium), il Timo (Timus capitatus), il Prugnolo selvatico Prunus spinosa, ma anche arbusti di acero minore e di Albero di Giuda.

La fauna presente è quella tipica dei boschi della Murgia: il rospo verde, la testuggine comune, il geco di Kotschyi, il geco comune, il ramarro, il columbro leopardino, il cervone, il riccio, la talpa europea, la lepre europea, la volpe, la faina, la donnola, il tasso, a cui si aggiungono numerose specie di avifauna come l’allocco, il biancone, la civetta, il cuculo, il gheppio, la gazza, il gufo comune, il rondone, il verdone.

Passeggiando all’interno del bosco di Sant’Antuono è possibile incontrare abbeveratoi, cisterne, carbonaie, una calcara come testimonianze di un vissuto antico da parte della gente del luogo oggi lasciato nell’oblio. Nella parte Nord del bosco di Sant’Antuono troviamo la lamia, costruzione in pietra del 1848 ingrandita nel 1934, utilizzata come alloggiamento di distaccamento dalla Guardia Nazionale nel periodo del brigantaggio.

Tra il 1861 e il 1863 alcuni tra i più sanguinari esponenti del brigantaggio postunitario come Cosimo Mazzeo di San Marzano detto Pizzichicchio, Rocco Chirichigno di Montescaglioso alias Coppolone e il Sergente Romano  si nascosero a lungo nei nostri boschi.

Bibliografia Mottola. La Murgia dei Boschi. Tra storia, arte e natura, Mottola 2000

Qualche curiosità sulla Gravina di Petruscio

La Gravina di Petruscio

La calcarenite, roccia porosa, tenera e facilmente modellabile, diede presto la possibilità all’uomo di insediarsi nella gravina di Petruscio. Sullo spalto occidentale numerose buche di palo e ritrovamenti archeologici ci indicano un primo insediamento umano avvenuto nel corso dell’età del Bronzo. Ma è durante l’età medievale che l’abitare in grotta diventa a Petruscio, come in tutto il comprensorio della Terre delle Gravine, un modus vivendi tipico delle popolazioni locali.

Un fenomeno, quello dell’habitat rupestre di Petruscio, non culturalmente inferiore alla “civiltà urbana” della Puglia medievale, ma parte integrante di quest’ultima, con strutture urbanistiche, planimetriche e architettoniche in rupe che rispettano e imitano la stessa temperie culturale del mondo sub divo.

In un momento storico a cavallo tra la dominazione bizantina (IX-XI secolo) e quella normanna (XI-XII secolo) in Puglia furono messe a coltura con vite, ulivo e mandorlo numerosi territori prima abbandonati o ricoperti da boschi. Si verificò di conseguenza il ripopolamento delle campagne e la nascita, nella terra delle gravine, del sistema urbanistico dei villaggi rupestri con la casa grotta che, a partire dall’Alto Medioevo fino al XIII-XIV secolo, diventa un modello abitativo alternativo alla casa costruita, adottato soprattutto da chi intendeva dedicarsi all’agricoltura e alla pastorizia e abitare vicino i luoghi di lavoro e produzione.

La maestosa fauna della gravina di Petruscio abbraccia, dunque, uno dei villaggi rupestri medievali più imponenti della terra delle gravine. L’impressione, affacciandosi sulla gravina, è quella di un formicaio di pietra dove veri e propri grattacieli in negativo si stagliano maestosi sulle pareti.

Le circa duecento grotte censite sono collegate tra loro da scalinate, arricchite all’esterno da canalizzazioni e cisterne a campana per la raccolta dell’acqua. All’interno delle case grotta si distinguono facilmente le alcove, la cucina con il camino, sul soffitto gli anelli intagliati nella roccia che reggevano funi per le provviste alimentari o le culle dei bambini, sul pavimento le “fovee” scavate fino a 4-5 metri di profondità per conservare le provviste alimentari, le nicchie per i vasi e gli strumenti. Si viveva con gli animali, limitati nei movimenti all’interno delle grotte da apposite palizzate.

Al centro del villaggio la cattedrale, un’imponente chiesa a tre navate con la facciata occultata da un enorme crollo di massi dall’alto. Sullo spalto recinti per animali, mangiatoie, carrarecce, una torretta di avvistamento.

Petruscio

La Gravina di Petruscio, flora e fauna

Sullo spalto occidentale della gravina di Petruscio predomina la gariga, che offre dal punto di vista botanico la particolarità di una ricca presenza di orchidee selvatiche, la cui breve ma affascinante fioritura si verifica in primavera.

Le orchidee segnalate sono l’orchidea maggiore (orchis fusca Lk), l’orchidea cornuta (orchis longicruris Lk), la serapida maggiore (serapias vomeracea Brio), l’Oprhys tarentina Golz & Reinhard, Ophrys x marinoscii Bianco, Medagli, D’Emerico et Ruggiero, Ophrys lutea Cav. Subsp. Melena Renz.; Ophrys tenthredinifera Wild.

Scendendo nel villaggio dalla monumentale scalinata intagliata nella roccia  si notano le tipiche specie botaniche della macchia mediterranea con i numerosi biotipi rupicoli come la borracina rupestre (sedum rupestre L.), l’erba grassa (sedum sediforme pace), il timo (thymus capitatus l.), l’issopo garganico (micromeria fruticosa L.), la ruta frangiata (ruta chalepensis L.), il cappero (capparis ovata Desf.), il capel-venere (adiantum capillus veneris L.), la fillirea (phillyrea latifolia L.), il corbezzolo (arbutus unedo L.), il terebinto (pistacia terebinthus L.), il leccio (quercus ilex L.), la parietaria (parietaria officinalis L.), l’ombelico di Venere (umbilicus rupestris Salisb.).

Dalla scalinata proseguendo verso Nord ritroviamo le specie dominanti come il Pino d’Aleppo (pinus halepensis Miller), il lentisco (pistacia lentiscus L.), il terebinto (pistacia terebinthus L.), il carrubo (ceratonia siliqua L.), il cisto rosso (cistus incanus L.), il cisto bianco (cistus monspeliensis L.), il rosmarino (rosmarinus officinalis), il salvione giallo (phlomis fruticosa L.).

terre delle gravine

Alcune specie botaniche presenti nella gravina di Petruscio rappresentano la flora del terziario (da 65 a 10 milioni di anni fa) come il lentisco, il mirto (myrtus communis L.), l’oleandro (nerium oleander L.), l’albero di Giuda (cercis siliquastrum l.) e il carrubo.

Altre, le cosiddette specie paleoegeiche transadriatiche, testimoniano il collegamento verificatisi nel Miocene (da 26 a 12 milioni di anni fa) tra la Puglia e la penisola balcanica: la campanula pugliese, il salvione giallo, la salvia triloba (salvia triloba L.), il fragno (quercus trojana Webb), il raponzolo meridionale (asyneuma limonifolium Janchen). Tra le specie animali le testimonianze di questa fase geologica sono il colubro leopardino e il geco di Kotschy). Una rara specie endemica è l’elianto jonico (heliathemum jonium Lacaita), presente, oltre che nelle nostre gravine, in una zona tra Ravenna e Rimini).

Tre le specie di querce riconosciute: la quercia di Palestina (quercus calliprinos Webb), il leccio (quercus ilex L.), la roverella (quercus pubescens Willd). Numerose le specie di alberi di fico.

Tra la fauna gli esemplari più numerosi sono il riccio, il toporagno, la lepre, la volpe, la donnola, il tasso, mentre per l’avifauna la civetta, il beccafico, il cuculo, il fringuello, il gheppio, la ghiandaia, il gufo, il merlo, il verdone.

Bibliografia:

  • Mottola. La gravina di Petruscio. Tra storia, arte e natura, Mottola 2000
  • P. Parenzan, Petruscio. La gravina di Mottola. Natura e civiltà rupestre, Galatina 1989

Per Informazioni

Progetto People for Forest

Tel.: 099 8867640 || E-mail:  info@peopleforforest.org

Pagina Facebook: People for Forest

,

Commenti disabilitati