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La lunga marcia del made in Italy

L’ordine da 70 milioni di dollari di 100mila pistole Beretta da parte dell’esercito statunitense cade nel giorno in cui vengono diffusi i dati sulla nostra bilancia commerciale in luglio e sembra costituirne un commento implicito. Perché i numeri testimoniano alcune cose note, ne confermano altre già un po’ meno conosciute e svelano un interessante “dato di sistema”.

Il noto è relativo alla stasi dell’export verso l’Europa, una linea piatta sia rispetto a giugno sia nei primi 7 mesi aggregati del 2012. La domanda europea è ferma,perché è ferma o cresce poco l’Europa, lo sappiamo bene. 

Il dato meno noto è che aumentano le vendite nei paesi extra Ue, di quasi il 10%, a compensare proprio questo stallo nel nostro continente: Turchia, Stati Uniti, Nord Africa sono le destinazioni più rilevanti.
Una tendenza non nuova ma che si rafforza nei mesi. Certo, collabora il “fattore valuta”, con l’euro che il 23 luglio ha toccato il minimo dal 2003 rispetto a tutte le altre monete.

Ma non è tutto qui. Perché quello che sta accadendo – e che costituisce il dato più saliente – è una sorta di effetto sostituzione dei mercati di sbocco del made in Italy. Qualcosa che va al di là dei numeri – in cui spicca un avanzo primario in luglio ai massimi da 14 anni (a 4,5 miliardi) – e attiene alle strategie di sopravvivenza delle aziende italiane. È come se, in una distruzione creativa di stampo schumpeteriano, anche i mercati meno vitali lasciassero il posto a quelli più in salute. E questo facesse selezione tra i settori (il farmaceutico che vince sul tessile) e le stesse aziende, premiando chi è in grado di cogliere la giusta direttrice sulle vie lunghe della globalizzazione. Si resiste stando all’estero, ma si vince mirando meglio ciò che all’estero traina.

Rapporto istat:

A luglio 2012 la bilancia commerciale registra un avanzo significativo pari a 1.837 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto a luglio 2011 quando il saldo era stato negativo per 452 milioni. Lo riferisce l’Istat nelle stime preliminari del commercio estero extra Ue. L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici, dice l’Istat, è pari a 6.584 milioni a fronte dei 4.798 milioni di luglio 2011.

Export extra UE luglio -0,3%, import +2,1%– Le esportazioni extra Ue hanno presentato a luglio una lieve flessione (-0,3%) rispetto al mese precedente, mentre le importazioni hanno registrato un incremento del 2,1%. Lo riferisce l’Istat nelle stime preliminari del commercio estero extra Ue. La flessione congiunturale dell’export, spiega l’Istat, è imputabile ai beni di consumo (in particolare a quelli durevoli, -7,8%), mentre le vendite degli altri raggruppamenti di prodotti registrano una contenuta crescita.L’incremento congiunturale dell’import è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di beni, a eccezione dell’energia (-2,3%). La crescita è particolarmente accentuata per gli acquisti di beni strumentali (+7,1%) e di beni di consumo (+5,4%). Nell’ultimo trimestre la dinamica congiunturale delle esportazioni risulta positiva (+4,3%), diffusa a tutti i raggruppamenti di prodotti e particolarmente accentuata per l’energia (+16,7%). La flessione delle importazioni (-2,1%) è spiegata dall’energia (-5,7%) e dai beni di consumo non durevoli (-2,4%); gli acquisti di beni strumentali (+5,9%) e prodotti intermedi (+0,5%) registrano invece una dinamica positiva.Su base annua le esportazioni presentano un significativo aumento (+9,5%) che coinvolge tutti i principali comparti. Le importazioni registrano invece una flessione del 4,8%, diffusa a tutti i principali raggruppamenti di beni a eccezione dei beni di consumo durevoli (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,2%). Rispetto a luglio 2011, i mercati più dinamici all’export sono: Asean (+29,6%), Stati Uniti (+21,8%), Opec (+20,6%), Giappone (+20,3%) e Svizzera (+19,2%). In flessione risultano le vendite verso Cina (-16,6%) e Russia (-3,0%). In diminuzione sono le importazioni di beni da India (-25,7%), Mercosur (-23,6%), Giappone (-22,8%), Eda (-17,1%) e Russia (-16,5%). I paesi Opec registrano, invece, un rilevante incremento (+23%).

fonte: Il Sole 24 Ore

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2 Risposta a La lunga marcia del made in Italy

  1. about Dogs 27 settembre 2012 at 20:35 #

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