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Gli artigiani rialzano la voce: «La ripresa? Parte da noi»

ANTICRISI. L’assemblea di Confartigianato che rappresenta gran parte delle 28mila imprese veronesi del settore. La ricetta del presidente Bissoli: innovazione, semplificazione, liberalizzazioni, meno tasse, fare rete e conti pubblici risanati

I piccoli fanno la voce grossa e sono sicuri: «Innovazione, semplificazione, riduzione della pressione fiscale, liberalizzazioni, ma anche risanamento dei conti pubblici e il fare rete». La prospettiva è quella di Andrea Bissoli, presidente di Confartigianato Verona, un tessuto che rappresenta la stragrande maggioranza delle 27.880 imprese artigiane del veronese. Quelle che, a giudicare dal rapporto Movimprese sul terzo trimestre 2012, avrebbero sofferto di più per via di una flessione dello 0,42% (+0,02% di decremento rispetto allo stesso periodo del 2011), con un saldo negativo di 117 imprese.  Bissoli, all’assemblea provinciale di ieri a Borgo Rocca Sveva a Soave, i dati li ha snocciolati così, senza nascondere la grande preoccupazione per costruzioni e trasporti, i settori che sono ancora i più a rischio, nonostante l’artigianato sia riuscito a contenere gli effetti negativi della crisi, e che con essi ne trascinano altri.  Confartigianato non sta alla finestra: ci sono i bandi «locali» negli enti pubblici (buon testimone il presidente della Provincia Giovanni Miozzi che non solo «localizza» alcune gare ma che con la Regione studia un progetto di accesso al credito per il marmo da estendere anche al mobile), c’è la difesa strenua del Made in Italy snobbato dalla Ue e «promosso» a «100% Made in Italy», ci sono «I tesori di Verona» e la voglia di fare rete.

IL NODO DEL CREDITO. Altro che protezionismo. Ma non c’è credito, «bloccato perchè lo Stato ha imposto alle banche di acquistare titoli», ha detto Oscar Giannino (Radio 24). Banche che, secondo Bissoli, «faticano ad interpretare le esigenze delle imprese, perché non ne percepiscono gli equilibri. Nella valutazione non è sufficiente parlare di bilancio e conto economico. L’aspetto qualitativo, nella concessione di un rating, dev’essere invece rilevante per poter spostare le decisioni della banca a favore dell’impresa». Ci sono altre vie: Ferdinando Albini (vicepresidente della Camera di commercio) ha ricordato «gli 8,5 milioni dei bandi 2012 che hanno dato risposta a 3 mila imprese», ma anche evidenziato il trend in chiaroscuro dei Confidi, visto che «il numero degli affidatari ed il monte affidamenti sembrano stabili: va premiato chi aiuta e castigato chi non lo fa». La Cciaa, dal canto suo, ricorda il tavolo con la Provincia per il sostegno alle aziende alle prese con gli adeguamenti «euro 2» e annuncia un «possibile piccolo bando». Per Isi Coppola, assessore regionale allo Sviluppo economico, sui Confidi «solo i 107 riescono a catalizzare risorse perchè vigilati dalla Banca d’Italia. Serve fare insieme per non perdere le risorse che ancora ci sono e per non disorientare le imprese». Ultima parola ad Albini: «Di Confidi ce ne vuole uno solo, regionale». Piccolo, non «nano» perché oggi i piccoli restano e resistono mentre i grandi delocalizzano, hanno convenuto Bissoli, Giuseppe Sbalchiero (Confartigianato Veneto) e il sindaco di Verona Flavio Tosi invitando alla «difesa di questo modello». L’altro freno è la burocrazia che sembra stritolare tutti: Coppola lamenta che nemmeno la voce delle Regioni venga ascoltata, Giannino invita a far piazza pulita e a cambiare le regole per evitare che torni dalla finestra chi è stato cacciato dalla porta, Sbalchiero punta il dito contro la politica incapace di sbarazzarsi dei burocrati e di governare questi processi. Tutti, ieri, sono sembrati però pronti a darsi una mano per semplificare e rivedere le regole del gioco.

articolo di : Paola Dalli Cani

fonte: www.larena.it

 

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