CALZATUREDAZI

Export made in Italy: dazi più alti per le scarpe

L’export del Made in Italy va molto meglio rispetto al mercato interno. Tuttavia, oltre alle barriere tariffarie i produttori italiani si scontrano in molti Paesi con la complessità delle norme su etichette e sdoganamento. Vi mostriamo l’esempio dell’export delle calzature per cui i dazi doganali sono i più elevati di quelli degli altri settori di punta del made in Italy.

Risultato dello studio “Esportare la dolce vita – il bello e ben fatto italiano nei nuovi mercati: veicoli e ostacoli”, elaborato dal Centro studi Confindustria e da Prometeia, è la classifica dei Paesi in cui il prezzo finale delle scarpe risulta più oneroso proprio in base alle barriere doganali.

L’infografica mostra la top ten delle barriere tariffarie sull’import di calzature dall’Italia e dall’Europa da parte di Paesi extra-Ue:

Sul gradino più alto del podio c’è il Vietnam con il 38,5%, che supera di poco Argentina e Brasile con il 35% ciascuno. Nella top ten figurano anche Thailandia, Egitto, Indonesia, Cina, India, Russia ed Emirati Arabi uniti. La radiografia riguarda le fasce di mercato fino all’alto di gamma, escluso il lusso in senso stretto.

Il calzaturiero

Secondo l’analisi di Csc e Pormeteia, il calzaturiero sarebbe tra i settori che maggiormente potrebbero beneficiare dell’accordo di libero scambio fra Ue e Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), in corso di negoziazione dal 2010.
Inoltre, si prospetta per il calzaturiero e il tessile la possibilità di ottenere dei vantaggi della liberalizzazione tariffaria su alcune materie prime strumentali alle lavorazioni, come pelli grezze e lane, rispettivamente, visto anche l’industria conciaria italiana, leader al mondo, è afflitta dalla spina dei dazi.

fonte: Moda24 de Il Sole 24 Ore di venerdì 14 settembre 2012 Dazi, burocrazia e balzelli zavorrano l’export di calzature

, ,

Commenti disabilitati