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Alla riscoperta dell’arte serica con “Nido di Seta”

“Non vogliamo vivere in posti dove non si vede più il cielo!” – Miriam Pugliese

logo-nido-di-setaMiriam, appassionata in lingue straniere e un grande amore per la natura. Giovanna, dedita all’arte, al sorriso e alla semplicità. Domenico, particolarmente attento verso la sociologia dei consumi e con diverse esperienze nel settore agricolo, nella gelsibachicultura e nella fotografia. Dopo varie esperienze lavorative e peregrinaggi per l’Europa decidono di tornare in Calabria, dove hanno visto la prima luce, per far nascere qualcosa di nuovo. Fu così che, nel novembre 2013, tornarono al sud per riscattare il proprio territorio fondando “Nido di Seta”.

Questa Cooperativa è formata da persone con un grande senso di tutela dell’ambiente e del paesaggio, per una crescita del territorio volta allo sviluppo sostenibile. Intendono ripartire dalla “terra”, la loro, sfruttando le risorse che quest’ultima offre. Il loro compito dovrà essere quello di trasmettere tali valori e far riscoprire ai cittadini forestieri, ma anche conterranei, le meraviglie che può offrire un patrimonio naturalistico. In tale contesto orchestrare artigianato, tradizione, momenti culturali, artistici e culinari, in modo da rendere casa nostra un polo di attrazione per il turismo nazionale e internazionale.

Restare in Calabria non significa per loro, chiudersi a riccio, porre limiti culturali o accettare la realtà odierna, che criticano aspramente. Per contro sono convinti che l’impegno profuso per la loro regione sia utile al fine di portare un po’ di questa terra di confine in giro per il mondo. Un baratto di esperienze, concezioni della vita che porterà a un miglioramento del contesto socio-economico locale, per un traguardo globale.

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Il ritorno alla terra è il caposaldo della cooperativa. Scendono in campo con uno spirito propositivo, per dimostrare e avanzare alle istituzioni nuovi modelli economico-sociali di sviluppo del territorio. In questa palude culturale, dominata dall’egemonia dei centri commerciali, in cui i cittadini rivendono il loro tempo libero al capitale, affogando le loro emozioni in un Big-Mac, pensano sia giunto il momento di far conoscere al mondo il sapore della loro filosofia.

Un riavvicinamento alla terra, ai suoi frutti, ai suoi valori, alle tradizioni, alla propria cultura. Quest’ultima intesa non come bandiera egemonica, ma come una risorsa, sì da tutelare, ma anche da condividere e miscelare per allungare la nostra “profondità di campo”.

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Sulle colline di San Floro, questi giovani calabresi hanno ridato vita a una realtà che affonda le sue radici in un’antica tradizione locale, quella dell’attività serica. Quest’ultima, un tempo, aveva fatto sì che Catanzaro divenisse la capitale europea della seta. Tra il 1400 e il 1700 quest’attività costituì la base del benessere economico del capoluogo calabro, che era specializzato nella tessitura di pregiati tessuti. A fornire la seta greggia erano i piccoli paesi limitrofi, tra cui San Floro.

Quest’ultimo è il loro paese di origine e negli anni passati era stato portato avanti un progetto dall’amministrazione comunale sulla seta creando il museo della seta e le strutture per l’allevamento dei bachi. Con il cambio di amministrazione comunale il progetto è stato però abbandonato per una decina d’anni. Così la Cooperativa Nido di Seta ha pensato di riprendere questa attività per valorizzare questa antica tradizione e per creare un indotto economico che permettesse di creare posti di lavoro. Grazie a questa iniziativa potrà essere costruito qualcosa di concreto da far toccare con mano alle nuove generazioni.

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Questo è “Nido di seta”, rivivere il passato attraverso la visita del Museo didattico della seta, ospitato all’interno di un castello del 1400, dove sono custoditi vari cimeli relativi all’attività serica e dei pregiati tessuti. Oppure partecipando al percorso naturalistico ad anello attraverso una pineta adulta arricchita dalla presenza di oltre 50 specie di piante della macchia mediterranea; un gelseto formato da 3.500 piante di varietà Kokusò distribuite su un’estensione di oltre 1,5 ettari di terreno, utilizzati sia per far degustare i suoi frutti, le more, sia per alimentare i bachi da seta che vengono allevati finché non arrivano ad avvolgersi nel bozzolo, da dove, mediante il processo della trattura non viene dipanato il prezioso filo di seta.

lavorazione-seta-2Grazie alla collaborazione con l’esperta Angela Rubino è stato creato, per le scuole, l’itinerario didattico “I luoghi della seta”. Grazie a questo, le scolaresche, potranno percorrere tutti quei luoghi che rappresentarono in passato il cuore pulsante dell’arte della seta, ricongiungendo San Floro al centro storico di Catanzaro.

Inoltre, attraverso il sodalizio con la Decò Art di Squillace, ha portato anche alla realizzazione della linea di gioielli denominata Nicò, creata con la preziosa seta di San Floro e la rinomata ceramica di Squillace, un’altra eccellenza calabrese.

Le complesse tecniche di lavorazione e la tintura della fibra tessile con colori estratti da frutti, radici e particolari arbusti, rendono il manufatto un prodotto unico, inimitabile e di alto pregio. Ogni singolo pezzo, con le sue peculiarità e “imperfezioni”, simboleggia la loro filosofia della riscoperta dell’artigianato artistico tradizionale calabrese.

In un futuro prossimo hanno intenzione, infine, di creare anche una linea di abbigliamento in seta grezza.

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