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Un valore aggiunto all’artigianato: la Creatività!

Una risorsa insita nell’artigiano da allenare e sviluppare costantemente!
 

Nell’artigianato italiano di eccellenza, la grande “E-voluzione”, ormai è evidente, è partita dal web, soprattutto grazie alle opportunità e la grande visibilità internazionale offerta dai siti internet e dagli e-commerce.

Ora l’artigiano ha finalmente gli strumenti per farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, uscendo dalla sua popolarità ancora troppo locale, senza dover affrontare spese insostenibili come un tempo. La completa rinascita dell’artigianato però, pur vantando una richiesta internazionale notevole legata alla forza del Brand “Made in Italy”, oltre all’aiuto offerto da internet, deve servirsi di tutte le armi a sua disposizione, dalla capacità risaputa che l’artigiano italiano ha di essere tecnico e di alta qualità, a quella di essere sempre molto creativo, creando prodotti unici e soprattutto originali.

In un panorama come quello del world wide web, insomma, i singoli artigiani di tutto il mondo vengono messi “in vetrina” e seppur unici nel loro prodotto, trovereanno sempre altri “colleghi” che creeranno simili manufatti. Quello che farà la differenza in questo ampio settore, non sarà sicuramente da ricercare nel prezzo più basso ma nella creatività dell’artista e nel tocco personale che ogni artigiano lascia sulla propria opera, come una firma indelebile del suo lavoro.

artigiano

In questa moltitudine di prodotti, l’ingrediente creatività, è quello che permette la creazione di prodotti nuovi e originali. Nonostante sia indubbio che gli artigiani abbiano ottime doti creative, spesso capita che essi stessi, in quanto portatori di tradizione, rimangano intrappolati in essa fossilizzandosi e non rinnovando l’antico legame che vedeva gli artigiani i realizzatori dei beni necessari alla società. La tradizione artigianale di fatto resistente all’innovazione, rischia di non volersi adattare alla realtà odierna, completamente stravolta rispetto al passato e soprattutto portatrice di nuovi desideri e bisogni.

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Oggi ciò che è necessario viene colorato da ciò che è spesso “futile” creatività. Accade infatti che, abili pellettieri si trovano a conciare borse dalle forme più svariate: teiere, pesci, stelle … falegnami si adoperano a costruire vecchie ruote in legno, un tempo solo utili a muovere dei carretti, oggi rielaborate creativamente diventano appendiabiti, lampadari, sedie …, produttori caseari creano sculture da mangiare … E’ spesso il miscuglio tra: funzionale, tradizionale, insolito e nuovo che crea la vera differenza dell’artefatto, in un “mondo” di prodotti simili e mestieri affini.

La Creatività può essere definita come quella capacità di fare delle associazioni insolite, mettendo insieme “elementi” appartenenti a “sistemi di pensiero” differenti. I quadri di Arciboldi rappresentano molto bene questo concetto, l’artista unisce spesso oggetti di uso comune, usandoli in modo insolito e regalandone nuove chiavi di lettura.

??????????????????????????? Il bibliotecario è stato dipinto da Giuseppe Arcimboldo – detto Arcimboldi – nel 1566; olio su tela; misura 97 x71 cm. Attualmente è si trova nel museo di Stoccolma, nel Castello Skoklosters.

Secondo il pensiero della Psicologia della Gestalt e quindi delle teorie della percezione, la creatività, potrebbe essere definita come quella capacità di avere una buona “forma” (gelstalt)[1] pur non rispettando le regole della percezione e dell’esperienza.

Creare dà vita a qualcosa di nuovo, ad una innovazione, a qualcosa che pur essendo già noto, non lo avevamo ancora mai pensato, visto, provato ecc.

Il processo creativo è frutto di quello che lo studioso Edward De Bono definisce “pensiero laterale”, quindi quella capacità di arrivare ad una soluzione in modo indiretto, talvolta in modo quasi illogico ma che pur sempre poi, può essere spiegato logicamente.

Il concetto di creatività racchiude in se la volontà di accomodare la realtà e di essere più elastici, tralasciando ciò che è ovvio e cercando di uscire dai soliti schemi o punti di vista. Marcel Proust infatti scriveva: “La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi”. Lo scrittore George Orwell aggiungeva: “Per vedere che cosa c’è sotto il proprio naso, occorre un grande sforzo”. Il poeta musicista cantautore Vinicio Capossela dice: “Non si crea mai niente che non esista già. La creazione, in senso poetico come in chimica, è trasformazione”.

La creatività non rimane relegata solo all’ambito artistico ma, anche quella “fine a se stessa”, ci permette di meglio adattarci a nostro modo, alla realtà. Attraverso adattamenti creativi possiamo risolvere problemi che grazie alla sola logica non possono essere risolti. In termini neuroscientifici la creatività viene identificata con la plasticità neuronale, quindi quella capacità del cervello, di attivare e disattivare collegamenti neuronali e zone cerebrali diverse a seconda degli stimoli ambientali.

cervelloeIl nostro cervello è diviso in due emisferi messi in collegamento da un fascio di fibre dette “corpo calloso”.

L’emisfero cerebrale sinistro detto anche cognitivo si attiva nei ragionamenti logici, mentre il destro, detto emisfero emotivo è attivo nei processi creativi e in tutte le attività di tipo artistico. E’ importante sapere che, nella produzione di idee creative, entrambi gli emisferi cooperano. Per dare vita alla creatività l’emisfero sinistro si occupa dell’analisi delle situazioni, raccogliendo e analizzando le informazioni presenti.

Il destro si occupa di lasciar fluire queste informazioni, di associarle liberamente e in modo insolito miscelandole con le emozioni. Da questo interscambio tra gli emisferi infine, si dà vita alle intuizioni, questa è la fase in cui nascono nuove idee, la fase creativa. La fase creativa è seguita dall’attivazione dell’emisfero sinistro che analizzando le idee create ne sceglie una da attuare.

Nell’artigianato la vera innovazione, spinta all’evoluzione, cambiamento e differenziazione, può avvenire grazie alla creatività, quest’ultima, seppur innata, necessita di essere sempre stimolata, ecco quindi qui di seguito alcuni trucchi, consigliati per mantenere in allenamento il pensiero creativo:

  1. Avere sempre a portata di mano un diario, questo ci permette di annotare i pensieri e le idee in qualsiasi momento. Spesso le idee geniali nascono in situazioni insolite, in questi casi avviene che, se non le annotiamo le buttiamo via, dimenticandole. Inoltre è molto utile disegnare schizzi, schemi, liste di cose da fare, classificare e creare inventari ecc. Infatti la parola latina “Inventio” si può tradurre in due modi, sia come idea che sembra sorgere dal nulla, come l’intuizione dell’inventore, e sia come idea che viene trovata in un repertorio (inventario) di idee.
  2. Non aspettare passivi l’ispirazione, l’insight, l’eureka, ma mettersi all’opera e sperimentare. Rimandare non aiuta, mentre, “fare” crea subito un risultato tangibile.
  3. Ritagliarsi degli spazi di tempo durante la giornata, in cui stare in silenzio ad ascoltare i propri pensieri. Imparare a meditare ci aiuta a lasciar fluire le idee.
  4. Concedersi di commettere errori, non illudendoci di essere perfetti ed accettarsi per quello che si è. Spesso gli sbagli se migliorati, diventano la giusta soluzione. Lo scrittore e storico Henry Brooks Adams infatti diceva: “Creatività è permettersi di fare degli sbagli. Arte è sapere quali sono da tenere”.
  5. E’ molto utile pensare per immagini. Prima che nascesse la parola e poi la scrittura, la prima forma di espressione dell’uomo fu l’immagine! E’ molto utile allenarsi ad esprimere i concetti attraverso le immagini.
  6.  Uscire dalle regole, allenandosi a mettere assieme elementi conosciuti e  associandoli in un modo che non è stato mai fatto prima. Ecco un’opera di Arciboldi che esprime molto bene questo concetto, egli ha dipinto oggetti di uso comune messi insieme in un modo insolito, comunicando molto efficacemente quello che ha voluto rappresentare: un bibliotecario.
  7. Entrare in contatto con la creatività. Circondarsi di persone creative, esporsi ad idee nuove frequentando musei, gallerie d’arte, luoghi mai visti, viaggiando, andando al teatro, leggendo.
  8. Distrarsi, allontanarsi dai condizionamenti dei media, del computer, del cellulare, della televisione ecc.
  9. Sentirsi liberi di giocare, dando sfogo al bambino che abbiamo dentro; lo psichiatra statunitense Carl Alanson Whitaker diceva: “la maturità è la capacità di essere immaturi
  10. Rischiare, ovviamente ponderando i pericoli possibili.
  11. Portare a termine ciò che si inizia, solo completando un’azione possiamo effettivamente valutare il suo risultato.
  12. Confrontarsi, per poter apprendere nuovi punti di vista. Non fare però questo durante il processo creativo, rischiando di lasciarsi influenzare; è molto meglio lasciare spazio ai feedback ad idea creativa compiuta, stando anche attenti a non lasciarsi scoraggiare.
  13. Allenarsi a pensare anche in modo paradossale, ad esempio cercando una soluzione partendo da quella sbagliata.
  14. Essere parsimoniosi, cercare di limitarsi nelle spese di denaro, di strumenti ecc., ci dà la possibilità di ottenere dei risultati in altro modo. Ad esempio: riciclando, usando cose, idee ecc., attraverso l’utilizzo di strumenti già in nostro possesso, ma in modo differente.
  15. Cercare di vivere il “qui ed ora” (hic et nunc) proiettati agli obiettivi, il passato è importante ma spesso ci condiziona lasciandoci dei retaggi culturali. A tal proposito è utile ricordare quello che Albert Einstein ci diceva: “la mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente”.

[1] La psicologia della Gestalt è nata nel 1912, quando Max Wertheimer scrisse un articolo in cui identificava un processo percettivo unitario – da lui chiamato fattore “phi” – grazie al quale i singoli stimoli verrebbero integrati, nel soggetto, in una forma dotata di continuità (buona forma). La percezione non è data dalla semplice somma dei singoli elementi ma da molto di più.  Le modalità secondo le quali si costituiscono le forme sono state classificate dallo stesso autore nel 1923 e descritte come “leggi della forma”

Dr Ettore Zinzi Psicologo Psicoterapeuta,

Laureato in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università “La Sapienza” di Roma il 20/02/2004
Iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Puglia Sez.: A, dal 2005, Nr. Iscrizione: 2014, Sezione: A.

Specializzatto nella scuola quadriennale in Psicologia Clinica di Comunità e
Psicoterapia Umanistica Integrata presso l’Istituto per la formazione Psicoterapeuti S.r.l. A.S.P.I.C. Roma

Attività privata a Taranto in Via Campania n.10 – Palagiano in Via Segni angolo Via Pertini

Sito web: http://www.psicologo-taranto.com

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