Museo Del Tessile

Musei del tessile in Lombardia

In Lombardia sono presenti oltre quaranta musei che cercano di preservare la memoria delle proprie radici artigianali, dalla lavorazione del ferro, della tessitura, della calzatura, del bijou, dei giocattoli fino ad arrivare alla liuteria. In questo articolo vi racconteremo dei musei del tessile, settore cresciuto così tanto dal Settecento agli inizi del Novecento da diventare un polo di riferimento nell’economia industriale italiana.

Durante il Medioevo, Como e il suo territorio si affermano come centri produttivi tessili di rilevante importanza sia a livello italiano che europeo. Questo processo avviene prima tra il XII e il XIII secolo con la lavorazione delle lane inglesi, tedesche e spagnole e la commercializzazione dei panni comaschi nelle principali fiere europee; poi tra il XV e XVI secolo con la lavorazione della seta a Como e in tutta la Lombardia.
Museo Civico Setificio Monti
Ad Abbadia Lariana, paese nel versante lecchese del lago di Como, è possibile visitare il Civico Museo Setificio Monti; nato dal fabbricato edificato intorno al 1818 dai Monti, famiglia di setaioli lombarda.
Il fabbricato inglobò una struttura produttiva minore, di origine quattrocentesca; i primi quattro piani erano suddivisi per metà in amministrazione, magazzini e abitazioni dei proprietari e per metà in zone produttive dove vi erano due grandi torcitoi circolari da seta; nel quinto piano vi erano invece le macchine accessorie.

SetificioMonti
Il setificio non solo riuscì a superare le crisi di metà ‘800, causata dalla malattia contagiosa che colpisce i bachi da seta (epizoozia da pedrina) ma riuscì ad incrementare la produzione portando intorno al 1869 ad un ulteriore ammodernamento del filatoio.

Fu aggiunto un piano, furono rifatte le ruote idrauliche e fu costruita una filanda per la trattura dei bozzoli prodotti in zona. Si era così arrivati ad ottenere una manifattura di setificio in grado di partire dalla materia prima ed arrivare fino ai filati da seta finiti.

Ingresso MuseoNonostante ciò primi anni del ‘900 l’attività della filanda cessò e il filatoio venne dato in gestione; l’ultimo conduttore fu Giovanni Cattaneo dal 1923 al 1934, anno in cui il filatoio cessò ogni attività.

Nel 1978 il Comune di Abbadia Lariana acquistò il vecchio setificio Monti con l’intenzione di abbatterlo e favi una scuola; tale piano cambio però con l’insediamento di una nuova amministrazione comunale nel 1981: iniziò un’opera di archeologia industriale che portò nel 1998 alla creazione del Museo Civico.

panoramicapiccola

A Busto Arsizio troviamo invece il Museo del Tessile e della Tradizione Industriale, istituito il 30 Gennaio del 1997, con l’intento di raccogliere e conservare e valorizzare oggetti, macchine, prodotti e documenti dell’industria tessile locale.

Il Museo ha sede nell’edificio che ospitava il reparto filatura di una delle principali manifatture della zona, il Cotonificio Ottolini e si sviluppa su tre livelli attraverso i quali vengono raccontate le diverse fasi della lavorazione della fibra tessile.

Al piano terra abbiamo le sale della: Filatura e preparazione e Tessitura e finissaggio.
Museo del Tessile
Nella prima vengono presentate le fasi della lavorazione del cotone, della pulitura, i passaggi che lo portano in stato di nastro e filato nonché gli attrezzi utilizzati nelle case e nelle industrie tessili (ad esempio filatoi manuali, spolatrice).

Nella seconda sarà possibile vedere l’evoluzione dei macchinari: dal telaio a mano in legno di tipo familiare della metà Ottocento, ai primi telai meccanici con lancio a spada e lancio a frusta della navetta (1869), fino al telaio industriale per i tessuti pesanti dei primi del Novecento, oltre ai macchinari utilizzati per la nobilitazione del tessuto.

Al primo piano sono presenti le sale:
Museo Busto Arsizio
Lavorazione Jacquard, dove vedere l’evoluzione della tecnica di tessitura inventata nel 1805 da Joseph Marie Charles; costui creò una macchina che consentiva la produzione di tessuti anche molto complessi grazie al lavoro di un solo operaio.
Confezionamento e spedizione, dove sono i presenti i campionari e le etichette originali realizzate dalle più importanti manifatture locali tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo.
– Delle esperienze, progettata per consentire ai visitatori di sperimentare attraverso l’utilizzo dei sensi i processi tessili e del cotone.

Nell’ultimo livello, al secondo piano invece sono visitabili le sale:
Museo Busto ArsizioTintoria e stampo, dove vedere sia gli espositori di colori naturali, antichi campionari e appunti originali di tintori bustesi che i tavoli per la stampa a mano, prove di stampa, tessuti e stampi in metallo e legno.

Ricami e Schirpa, cioè la dote delle spose dell’Alto Milanese realizzate con i tessuti locali, rappresentati dai capi d’abbigliamento, d’intimo femminile, lenzuola, tende, tovaglie e corredini per neonato di fine Ottocento ed inizi Novecento ricamate a mano o a macchina.

Fibre, dove viene offerta un’ampia panoramica sulla storia e l’evoluzione delle nuove fibre nella vita dell’uomo, in tutti i suoi utilizzi: abbigliamento, arredamento, industria aerospaziale, trasporti, architettura, medicina, protezione civile militare, sport. Un esempio di tali tessuti si ritrova in alcune esposizioni presenti nella sala, come la tuta da astronauta utilizzata da Malerba nel ’92, il sedile della Llotus di F1 utilizzato da Hakkinen e molto altro.

A Como invece troviamo il Museo Didattico della Seta, aperto al pubblico nel 1990; ha origine su iniziativa di due associazioni comasche che si adoperano per recuperare i reperti provenienti dalle fabbriche seriche presenti in città, con l’intento di documentare e valorizzare la tradizione produttiva della seta comasca.
Il Museo occupa una superficie espositiva di circa 1.000 mq ed è strutturato in varie sale: quella centrale dove si accenna all’allevamento del baco e alla trattura e le altre, dov’è possibile vedere l’esposizione di macchine ed utensili. All’interno di questa esposizione viene documentata la produzione serica comasca dalla fine dell’Ottocento agli inizi del XX secolo. In ogni sala è allestito uno specifico ciclo lavorativo, che può essere tessitura, controlli, tintoria, stamperia o finissaggio.
museo seta como


Per Maggiori Informazioni

Immagini tratte dai siti:

    • www.museosetacomo.com
    • www.comune.bustoarsizio.va.it
    • www.museoabbadia.it

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