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Export, aziende italiane e web per una rinascita made in italy

Fabio Vaccarono, country director di Google Italy dà la ricetta per la ripresa:
“Aziende connesse è la chiave di volta” , “Ripartire dal made in Italy abbracciando il digitale”.

fabio-vaccaronoDue miliardi le persone oggi connesse in tutto il mondo, più della metà degli europei utilizza il web ogni giorno ma se guardiamo al nostro Paese, un italiano su tre non usa il web (dati Agcom) e nel mondo delle imprese il ritardo è ancora più evidente: nel 2013 solo il 34% delle pmi ha un sito web e solo il 13% fa e-commerce (Eurisko Ict, 2013).

Il web rappresenta una leva insostituibile per la crescita, permette di raggiungere direttamente pressoché tutti i potenziali consumatori e nessun paese come l’Italia, può contare su un sistema manifatturiero così amato e riconosciuto nel mondo.

Un recente studio Doxa Digital mette in luce come siano proprio le aziende più digitali quelle in grado di sfruttare al meglio il potenziale dell’export: compensano del tutto gli effetti della crisi sul mercato interno e crescono anche in un contesto macroeconomico difficile.

export-italia-258x258Esportano di più grazie all’e-commerce e il 39% del loro fatturato legato all’export deriva dalla commercializzazione online dei propri prodotti, come dimostra l’analisi realizzata da Google in collaborazione con Doxa Digital, che illustra il rapporto tra digitalizzazione ed export per le aziende italiane, con un focus sulle PMI.

Nel 2012, il valore dell’e-commerce di prodotti e servizi a livello mondiale ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari, con una crescita media del 21,1% rispetto al 2011.

Nel 2013 si prevede che le vendite online cresceranno ulteriormente del 18,3%, raggiungendo la cifra di 1,298 trilioni di dollari.

In Europa, il mercato e-commerce ha raggiunto nel 2012 un valore complessivo di oltre 305 miliardi di euro, con una crescita del 22% sul 2011 eMarketer, 2013. L’Italia fa registrare dati sensibilmente inferiori eppure in decisa crescita: solo nel 2012 i Web shopper italiani sono cresciuti del 30%, sfiorando la quota di 12 milioni di unità, circa il 40% degli utenti Internet del nostro Paese Dati Doxa per Osservatorio eCommerce b2c, 2012.

Nel mondo delle imprese però il ritardo è ancora più evidente: solo tre PMI italiane su dieci si avvalgono del commercio elettronico come canale addizionale di vendita o di acquisto -Istat, 2012.

p460x276_1371816034export made in italyExport e digitalizzazione: un binomio vincente Secondo le analisi condotte da Doxa su più di 5.000 aziende di piccole e medie dimensioni, emerge chiaramente come le imprese italiane che hanno commercializzato i propri prodotti online oltre confine sono riuscite a compensare meglio la crisi o addirittura hanno ottenuto un incremento nel proprio fatturato. Al crescere del livello di maturità digitale, aumenta la percentuale di PMI che intrattengono rapporti internazionali di vario tipo, nonchè la percentuale di imprese che fanno export, con risultati molto promettenti per le imprese di minori dimensioni.

In particolare, la percentuale di piccole imprese che intrattengono relazioni con l’estero – grazie all’uso maturo di strumenti digitali – è quattro volte superiore alla percentuale di aziende non digitalizzate.

Al crescere del livello di maturità digitale, cresce anche la percentuale di aziende che esportano, passando dal 55% delle non digitali al 67% delle imprese avanzate da un punto di vista digitale.

madeinitalyNon solo, maturità digitale ed export hanno un impatto diretto anche sul fatturato: le imprese digitalmente avanzate dichiarano – in media – che il 24% del fatturato derivante dall’export è realizzato proprio attraverso il canale digitale. Il trend di questo fenomeno trova un’ulteriore conferma allargando il campo dell’indagine alle imprese di medie dimensioni: al crescere del livello di maturità digitale cresce la propensione all’internazionalizzazione e all’esportazione. Anche in questo caso, al crescere del livello di maturità digitale, cresce la percentuale di imprese che esportano, passando dal 74% delle non digitali, all’87% di quelle avanzate. Infine, la percentuale di fatturato derivante dall’export realizzata attraverso e-commerce è pari al 39%, segnale del potenziale insito nel web come canale incrementale per l’export.

E’ evidente come ci sia un potenziale che deve essere semplicemente messo nelle condizioni di esprimersi dice Vaccarono, “Significa essenzialmente fare tre cose: semplificare la vita agli imprenditori, soprattutto piccoli, che vogliono provare a esplorare online i mercati internazionali; incentivare chi crea in questo modo reddito aggiuntivo; inserire nelle aziende professionalità del mondo digitale. L’ultimo punto è forse quello più importante. I dati ci mostrano che Internet crea lavoro e lo crea soprattutto per i più giovani. Spingere sull’innovazione del Paese è un modo non solo per far crescere il Pil, ma anche per creare occupazione”

exportIn merito alla professionalità aziendale nel mondo digitale, riconosciamo che sia fondamentale una preparazione adeguata e costantemente aggiornata ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di come, per una piccola azienda, soprattutto in questo periodo di crisi, sia difficile dedicare del tempo o assumere del personale apposito, anche alla luce del fatto che questa attività raramente porta dei risultati economici immediati ma necessita di un tempo di avvio medio lungo.

In soccorso a queste difficoltà, per il piccolo imprenditore, sono nate diverse attività digitali in questi ultimi anni, aziende che offrono un supporto qualificato nel web a servizio delle aziende del manifatturiero italiano. Le più interessanti, come la nostra (www.madeinitalyfor.me), le trovate sul sito www.opencraft.it, coalizione di 11 aziende digitali che offrono un servizio completo a diversi settori del manifatturiero, dal design, all’artigianato, alla progettazione, all’arredamento e ai servizi. Queste aziende svolgono per i propri clienti (pmi) servizi di vetrina e vendita e-commerce in tutto il mondo, attraverso portali specializzati, promozione web altamente qualificata, servizio di ritiro e consegna merci, mandato alle vendite e alla gestione di tutti i rapporti col consumatore, rendendo molto più semplice e immediato avere una visibilità e un mercato mondiale.

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Made in Italy in ripresa sui mercati esteri

Nel 2013 l’export manifatturiero è a 178 miliardi e crescono le vendite dai territori italiani: ‘brillano’ Marche, Lazio e Piemonte.

E’ un 2013 con segnali positivi per l’export made in Italy quello che emerge dalla rilevazione condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato.Nel secondo trimestre dell’anno le nostre vendite all’estero sono aumentate dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2013.

A spingere il made in Italy sui mercati internazionali è il settore manifatturiero: nel primo semestre dell’anno dal nostro Paese sono volati nel mondo prodotti per un valore di 178.015 milioni di euro, con un aumento di 55 milioni (+ 0,4%) rispetto a giugno 2012. I territori italiani sono stati protagonisti della corsa sui mercati internazionali tra il primo semestre 2012 e giugno 2013. Al vertice della classifica regionale per l’aumento di esportazioni si collocano le Marche, con una crescita del 12,7% dell’export.

Secondo posto al Lazio che registra un incremento del 7,9% e terza posizione per il Piemonte che fa segnare un + 2,1%. Il calo più vistoso dell’export si registra in Sicilia, con una perdita del 17,9% delle vendite all’estero. A livello provinciale la migliore performance è quella di Firenze che, tra giugno 2012 e giugno 2013, ha visto crescere le esportazioni del 14,3%.

Un aumento cui hanno contribuito soprattutto le vendite di macchinari e attrezzature, aumentate del 39,4%, di capi d’abbigliamento (+13,1%), di prodotti in pelle (+8,7%). Al secondo posto della classifica provinciale per il maggiore incremento di export si colloca Roma (+10,1%), segue Torino con un aumento del 5,4%.

In termini assoluti, la leadership regionale per il maggiore valore di beni manifatturieri esportati, pari a 52.384 milioni di euro, è della Lombardia. Seguono il Veneto, con 25.074 milioni di euro, e l’Emilia Romagna 24.701 milioni. A livello provinciale prima posizione per Milano con 17.856 milioni di esportazioni, seguita da Torino con 9.536 milioni e da Vicenza con 7.594 milioni di euro. Nel primo semestre del 2013, il 53,8% dei nostri prodotti manifatturieri ha raggiunto i mercati dell’Unione Europea, dove però le vendite hanno fatto registrare un calo del 3,1%, e il restante 46,2% è stato venduto nel resto del mondo con una crescita del 2,6%.

Tra i nostri migliori ‘clienti’ nel mondo spicca l’Africa dove, a giugno 2013, le vendite dei prodotti manifatturieri made in Italy sono aumentate del 9,2% rispetto al secondo semestre 2012. Segue l’Asia con un incremento del 5,4% del nostro export manifatturiero. Battuta d’arresto invece per l’export verso l’America dove le nostre esportazioni sono calate dell’1%.

“I nostri dati – sottolinea il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli – confermano che l’Italia non è soltanto terra di conquista per gli altri Paesi. Le nostre imprese sanno conquistare i mercati esteri con l’alta qualità di prodotti made in Italy che nascono in larga parte nell’artigianato e nelle piccole aziende ben radicate nei territori italiani. E, anche grazie alle nuove tecnologie abilitanti, le piccole aziende riescono a superare limiti e vincoli, diventano sempre più imprese globali. Ma dobbiamo fare di più per preservare e valorizzare questo nostro modello produttivo. Occorre offrire ai piccoli imprenditori gli strumenti per aggregarsi e fare massa critica affinché possano continuare a portare nel mondo l’eccellenza della manifattura italiana”.

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