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Angelo Inglese

… parla del suo lavoro e sembra tornare bambino.

angelo inglese-r30I suoi occhi brillano come quando nonna Annunziata lo teneva sulle ginocchia e lui “giocava” con i tessuti della sartoria di famiglia, fondata nel 1955. E il suo papà gli insegnava il “tocco” che ha poi trasformato questo straordinario artigiano nel camiciaio più famoso del mondo. Un capo griffato Inglese è un´opera d´arte desiderata da reali e ministri. La sua fama è stata definitivamente consacrata quando il principe William d´Inghilterra gli ha affidato il compito di disegnare la camicia del matrimonio con Kate. Ma gloria e denaro non hanno scalfito la sua passione. Si muove nella sua sartoria come in una chiesa. Studia i tessuti e i particolari dei suoi capi con l´attenzione di chi ha il compito di sgrezzare un diamante. «Da mia nonna ho ereditato la grande curiosità e la voglia di scommettere sulla qualità. Di mio ho messo la voglia di trasferire all´estero la vera essenza del made in Italy. Che non può ridursi ad una griffe. Ma deve tradursi in eccellenza. È questo che il mondo si aspetta dagli italiani. E nel campo della moda la qualità per noi resta la scelta vincente».

Qualità per Angelo Inglese significa anche consumarsi gli occhi e le mani per trenta ore su una sola camicia. Raffinarne i dettagli con 25 passaggi a mano. «Siamo gli unici al mondo a curare con questa dedizione i particolari» dice con orgoglio. La sua azienda è composta da un negozio nel cuore della piccola Ginosa, in provincia di Taranto, e da un laboratorio in cui le vecchie Singer sono fedelissime ed insostituibili compagne di Angelo e dei suoi nove collaboratori, tra i quali c´è anche la moglie Graziana, sposata dieci anni fa. Con i suoi sarti, tutti formati sul campo, riesce a produrre solo 4.000 camicie all´anno, 1.500 per il top della gamma. «Il bagno e il piazzamento del tessuto, il tipo di taglio, i bottoni in madreperla, la bacchettatura dei fianchi, il fessino della manica, l´orlatura a mano, la pettorina e la pistagna che serve ad assicurare la camicia ai pantaloni, sono aspetti curati con carta modello, gesso, forbici e macchina meccanica Singer. Nel pensare una camicia preferisco dare spazio al mio amore per la bellezza. A volte mi ispiro a figure degli anni ´50 e ´60, epoche d´oro per l´espressione dell´eleganza. Rivisito quei modelli in chiave moderna. Scommetto sulla qualità perché esalta il naturale talento italiano per la moda».

Così Angelo Inglese è partito idealmente da Ginosa alla conquista del mondo. Ha cominciato quando appena ventenne perse il padre e decise di dedicarsi alla sartoria di famiglia. Internet lo ha affascinato da subito. «In questo strumento ho intravisto la possibilità di spiegare al mondo la tradizione e la particolarità del mio lavoro artigianale. Per farlo trasmettevo foto e video dei miei prodotti di notte, perché in rete si viaggiava a ritmi lentissimi».

Delle camicie di Angelo Inglese si sono innamorati subito i giapponesi. Da lì sono arrivate le prime entusiastiche proposte. «Amo i giapponesi perché hanno la cultura del prodotto e per questo apprezzano la fattura del lavoro curato a mano. Oggi via Skype comunico con i miei clienti a distanza di migliaia di chilometri, mentre provano i miei capi. E così decido le modifiche». Proprio grazie all´ex primo ministro giapponese Yukio Hatoyama si deve il primo vero boom di notorietà di Angelo Inglese. «Si presentò in pubblico con una camicia che venne definita shock. Saltò fuori il mio nome, ma quella camicia non era la mia». Dopo quell´exploit, personalità e vip hanno bussato alla porta di Inglese con la foto della camicia del ministro giapponese, invocando le sue attenzioni. Oggi l´artigiano pugliese è corteggiato da mezzo mondo. Gli hanno offerto cifre da favola per vendere il suo marchio. O per trasferire da un´altra parte il suo talento. Lui però non vuole lasciare Ginosa. Si stringe nelle spalle e dice: «È cominciato tutto da qui. Ed è qui che deve continuare».

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