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Beverly Barkat – Evocative Surfaces, Museo di Palazzo Grimani, dal 13 maggio al 26 novembre 2017

In concomitanza con la 57. Biennale di Venezia, dal 13 maggio – 26 novembre 2017, il Museo di Palazzo Grimani ospiterà Evocative Surfaces, un’installazione di dipinti di ampio formato, opera dell’artista Beverly Barkat. L’allestimento prevede una serie di pannelli in pvc dipinti, realizzati appositamente per gli spazi del Palazzo.

Palazzo Grimani Venezia

Superfici evocative che trasformano la percezione degli ambienti, amplificando le antiche funzioni degli spazi.
La stessa Barkat sostiene:

L’ispirazione per Evocative Surfaces è scaturita da Palazzo Grimani e dall’energia che lo pervade. Voglio che i miei pezzi siano qualcosa di più che semplici opere esposte al Palazzo; voglio creare un dialogo vero tra antico e contemporaneo, tra lo spazio architettonico e i miei dipinti.

Questo magnifico edificio, uno dei pochi palazzi rinascimentali presenti a Venezia, vede tra i suoi progettisti alcuni tra i più influenti architetti dell’epoca – Palladio, Serlio e Sansovino – e vanta decorazioni e affreschi di straordinario pregio, tra cui anche un nudo di Giorgione, opera intitolata appunto La Nuda.
A riguardo Barkat afferma:

Il Palazzo è permeato da un’intensa presenza pittorica, che io restituisco nei miei lavori – il riferimento va in particolare a uno dei tesori del Palazzo, un affresco di Giorgione raffigurante un nudo. Ho lavorato per molti anni sul nudo, nel mio atelier, nell’intento di comprendere meglio il movimento della linea. A Palazzo Grimani linea e colore, architettura e pittura si fondono senza soluzione di continuità, completandosi a vicenda, ed è in questo dialogo che si inseriscono le mie opere.


L’idea di Barkat è di sfruttare il grande spazio delle diverse stanze del Palazzo per riempirle tutte con le sue opere, affinchè gli ambienti riecheggino della grandiosa opulenza visiva e iconografica della dimora patrizia che li ospita e lasciando che esaltino l’importanza attribuita alla pittura nel tardo Cinquecento. A quell’epoca i dipinti, considerati “oggetti di intrattenimento”, erano parte integrante dell’impianto decorativo d’insieme, volti ad evocare la grandeur di casa Grimani, nonché della Repubblica di Venezia e dei relativi governanti, attraverso l’uso di un apparato iconografico di ispirazione arcadica.

Palazzo Grimani - Storia

Palazzo Grimani, situato in Campo Santa Maria Formosa, è stato riaperto nel 2008 dopo una prolungata chiusura durata svariati decenni. Il suo stile tardo-rinascimentale rappresenta un unicum nella storia e architettura di Venezia. All’inizio del XVI secolo Antonio Grimani, futuro doge, consegnò ai propri figli la dimora di famiglia a Santa Maria Formosa. Successivamente, seguendo i dettami di illustri architetti quali Sebastiano Serlio, Jacopo Sansovino e Andrea Palladio, i nipoti di Antonio – Vettore e Giovanni – trasformarono l’edificio in un magnifico palazzo rinascimentale. Il cortile di accesso conferisce da subito un’aura del tutto particolare, con il suo colonnato su tutti e quattro i lati, ed è l’unico caso di cortile in stile rinascimentale presente all’interno di un palazzo veneziano. I Grimani perseguirono una politica ben precisa in fatto di arte, diversa rispetto alle tendenze allora dominanti nella Repubblica di Venezia, in quanto introdussero un linguaggio che rifletteva il gusto rinascimentale e il manierismo centroitaliano. Il Palazzo ospitò la collezione di arte antica di Giovanni Grimani, una delle più raffinate del tempo, allora scenograficamente esposta su mensole, cornici e piedistalli studiati ad hoc e racchiusi in cornici quali il cortile e la Tribuna. Straordinarie sono le decorazioni delle stanze, con splendidi stucchi e affreschi che riflettono il gusto fieramente rivoluzionario dei Grimani. Le decorazioni del Palazzo, commissionate da Giovanni Grimani, costituiscono una sorta di tributo alla cultura manierista centro-italiana e rinviano ai fasti dell’Antica Roma. Tra i punti di maggiore interesse vi è la Sala a fogliami, con affreschi realizzati negli anni Sessanta del Cinquecento da Camillo Mantovano, che danno forma a un giardino botanico. La stanza più spettacolare del Palazzo è probabilmente la Tribuna, concepita come spazio in cui custodire le sculture antiche che, in origine, erano disposte nelle nicchie e sulle mensole che adornavano le pareti. Alcune di queste opere si trovano ora al Museo Archeologico di Venezia, mentre altre furono rimosse nel momento in cui la centenaria storia della famiglia volse al termine.

Nella sala principale del Palazzo, Barkat crea un’installazione site-specific in linea con gli interni architettonici e la luce naturale che permea lo spazio. Essa comprende dodici monumentali pitture su pannelli in pvc semi-trasparenti, che pendono dalle travi lignee del soffitto sviluppandosi a tutta altezza. Appesi in prossimità delle finestre, i pannelli sono dipinti fronte e retro e presentano immagini sovrapposte che interagiscono con spazio e luce. Ciascun lato del pannello racchiude in sé una specifica unità pittorica e, al contempo, rinvia al lato retrostante. La sovrapposizione di stesure, generata dalla successione di gesti pittorici astratti, si amalgama a formare figurazioni che richiamano i paesaggi bucolici degli interni del Palazzo. La dualità del supporto, unitamente alla profusione di luce naturale che vi filtra attraverso, evoca idee di trasparenza, specularità e fluidità, che interagiscono con il contesto veneziano dando vita a uno spazio di contemplazione.
Queste opere, a mo’ di vele, si lasciano dolcemente trasportare dalla brezza che entra dalle finestre e fluttuano al passaggio dei visitatori che si muovono tra i dipinti.

Beverly Barkat - Evocative Surfaces
Daniele Ferrara, direttore del Museo di Palazzo Grimani e del Polo Museale Veneto, descrive così l’artista:

Barkat fonde antico e contemporaneo…Come gli artisti del Rinascimento, come Giovanni Grimani, Beverly Barkat si immerge completamente in progetti architettonici, sollecitata dall’uso di nuovi materiali e dalla ricerca del potenziale e dell’energia insiti nello spazio architettonico. Il contributo più importante di Barkat penso sia proprio la rilettura dello spazio compiuta dalla sua pittura, che a sua volta diviene ‘architettura’. Una proposta feconda di rimandi, di possibili sviluppi, lontana da dogmi; aperta sulla realtà come sull’immaginazione, sui sogni.

Beverly Barkat - Bio

Berverly Barkat nasce a Johannesburg (Repubblica sudafricana) nel 1966, per poi trasferirsi in Israele nel 1976. Cresce completamente immersa nell’arte, in quanto anche i genitori perseguono la carriera artistica. Dopo la laurea in Belle Arti conseguita presso l’Accademia di Belle Arti e Design “Bezalel” di Gerusalemme, inizia a lavorare con argilla, metallo e vetro, per dedicarsi infine allo studio del disegno e della pittura a olio nell’ambito della master class tenuta da Israel Hershberg alla Jerusalem Studio School. Mossa da un profondo interesse verso la sperimentazione di nuovi materiali, nonché dal desiderio di scoprire il potenziale e l’energia insiti nello spazio architetturale, Barkat si immerge completamente in progetti architettonici. Tra questi si annoverano la realizzazione e il rinnovo di spazi in condivisione, abitazioni private e biblioteche di scuole elementari, in quest’ultimo caso nell’intento di migliorare il clima scolastico. Nel 2009 Barkat apre un suo studio a Gerusalemme, nel quale porta avanti lo sviluppo del peculiare linguaggio artistico che le è proprio. Nello specifico, indaga il disegno e la pittura su carta, tele autocostruite e pvc mediante l’uso di strumenti misti, incorporando al contempo le abilità e tecniche acquisite nell’ambito delle varie discipline artistiche in cui è specializzata. Le mostre allestite da Beverly Barkat in Israele e nell’Estremo Oriente sono state acclamate dalla critica e le sue opere vengono esposte a livello internazionale in gallerie e fiere d’arte.

Beverly Barkat

La pratica pittorica di Barkat è radicata in un perenne dialogo con la storia dell’arte, mentre il suo interesse per la trasparenza e la luminosità del colore è riconducibile anche ai primi lavori legati alla lavorazione del vetro. Il duplice sostrato dell’artista, che vede da un lato la lavorazione del vetro e dall’altro la pittura, permette a Barkat di considerare i propri dipinti in un’ottica tridimensionale, di trasporne i temi nel mondo del subliminale e in figurazioni astratte. Interessata all’interazione tra colori, linee, forme e consistenze, l’artista crea opere dalle ricche sovrapposizioni, con composizioni dinamiche che risultano, al contempo, vigorose e liriche.

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Per l’esposizione allestita a Palazzo Grimani, Barkat ha iniziato a lavorare sui grandi formati, ricorrendo a gesti pittorici che ricordano l’action painting. Il supporto in pvc è disposto sul pavimento, l’artista vi si stende letteralmente sopra per distribuirvi pennellate fluide, muovendosi senza posa e assumendo, di conseguenza, posizioni sempre nuove, in un flusso di movimento spontaneo e istintivo.

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Il progetto Evocative Surfaces è in linea con il tema scelto da Christine Macel per la prossima edizione della Biennale, scopo di tale allestimento è porre in primo piano la produzione e il lavoro di un singolo artista visivo. Una stanza di Palazzo Grimani sarà dedicata alla ricostruzione dell’atelier dell’artista, a Gerusalemme, e consentirà in tal senso di gettare uno sguardo sul suo lavoro quotidiano e l’incessante ricerca di colori, forme e consistenze. A corredo della mostra vi saranno anche un’installazione di dipinti circostanti l’ingresso al Palazzo, un videodocumentario che ritrae l’artista all’opera e incontri aperti al pubblico.
Outset Contemporary Art Fund offre il proprio patrocinio alla mostra.

DETTAGLI DELLA MOSTRA
Beverly Barkat: Evocative Surfaces
Museo di Palazzo Grimani
Santa Maria Formosa – Ramo Grimani Castello 4858 – Venezia
Preview: 9–12 maggio, 8:15–19:00
Press/Professional Brunch: 12 maggio, 11:00–15:00
(RSVP: elena@lightboxgroup.net)
Mostra: 13 maggio–26 novembre 2017,
Orari: 10:00–18:00, ingresso libero, chiuso il lunedì
http://www.palazzogrimani.org/

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