Aldilà del Velo Partizia Garavini

“Aldilà del velo” di Patrizia Garavini | 15 maggio – 6 giugno 2015

Nella splendida città di Bologna, a due passi dalla piazza delle sette chiese, sono esposte ancora fino al 6 giugno, le magnifiche opere della mostra “Aldilà del velo” della scultrice Patrizia Garavini, – presso Galleria Fondantico in via de’ Pepoli 6/e.

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Una mostra da non perdere, creata dall’artista di Sala Bolognese, dove vive e lavora a contatto con la campagna della bassa emiliana, circondata dalla pianura, dagli argini e dai campi coltivati. Ed è proprio la campagna che la circonda e più in generale le forme della natura che sono spesso fonte delle sue ispirazioni: alberi, frutti, fauna e i colori delle stagioni tornano così frequentemente nelle opere, in forme e colori differenti.

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Materiale protagonista del suo lavoro è la ceramica, affiancata spesso ad altri materiali come il rame, il ferro, il legno, che utilizza per realizzare opere dai segni e dalle forme simboliche, che quasi obbligano al silenzio e all’attenzione. La tecnica che più utilizza è la ceramica RAKU, o più semplicemente, la patinatura con ossidi e terre.

La sua alta preparazione però, le permette di spaziare veramente a 360° tra i più diversi materiali, realizzando da grandi opere scenografiche a creazioni più discrete e di alto design, adatte per l’arredo di case importanti.

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Le mani raccontano

strumenti musicali che intonano con canto interiore
danno dimensione al pensiero, forgiano di materia l’intento e l’intuito
materia che ancora ci è consona, che ancora funge da contenitore, che ancora intrappola l’essenza
materia-natura come la terra che si cela e si svela nel suo femminile
metalli che sostengono e si integrano, si trasformano in trame di cura e dedizione
memorie antiche, viaggi arcaici o futuribili, spirali evolutive tendenti all’infinito
per vedere aldilà del velo.

Patrizia Garavini

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Graziano Campanini, ci racconta  – Giardino sotto la pioggia

Nel luminoso studio di Patrizia Garavini, nella campagna bolognese a ridosso degli argini del torrente Samoggia, vi è una sua opera, unica per come è stata concepita e realizzata. Opera che da sola racchiude in sé gran parte del mondo artistico dell’autrice.

Lacrime verdi, composta da cento-otto “gocce” che cadono trasversalmente all’interno di una sorta di leggerissima gabbia. Le gocce sono tutte realizzate con fili di rame “tessuti” a formare queste grosse lacrime di pioggia.

patrizia-garavini-aldila-del-velo-0130I materiali sono trattati con appositi acidi per poter diventare di colore verde. Raramente accade che una singola opera d’arte possa racchiudere larga parte della poetica di un singolo artista; è questo il caso e bisognerà renderne conto. Naturalmente, per l’autrice o per qualsiasi osservatore il significato dell’opera intera, o di ogni singola lacrima, varia da persona a persona ma è pur sempre vero che ciascuno di noi in un’opera d’arte vede quello che già sa e cerca risposte a domande che gli sono proprie.

patrizia-garavini-aldila-del-velo-011Intanto parto da me, dalla mia esperienza e da quello che l’autrice mi ha raccontato.

In Lacrime verdi ogni goccia apporta dentro sé un mondo intero ma anche, mi pare, l’intera mostra. E allora immagino una goccia contenere Tende dai disegni arcaico-greco-micenei in cui la trama e l’ordito sono frutto di un sapiente lavoro di incrocio tra fili di ferro e rame quasi che l’autrice, novella Penelope, si sia cimentata a raccontare parte della propria vita privata paragonandola ad altre del mondo omerico.

patrizia-garavini-aldila-del-velo-013Un’altra lacrima contiene in sé numerose Anfore mediterranee ricreate con una sapiente contemporaneità che va dall’arredo al design per approdare infine al lavoro artistico. Realizzate con uno studiato gioco di smalti ad alta temperatura e a colori bianchi o blu, ella ricrea con le sue abili mani sottili memorie venate di lontane nostalgie, contenenti ciò che non deve andare perduto pena la scomparsa dei significati di questa nostra “terra”.

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E ancora lacrime piene di felicità, contenenti un Concerto per settantadue fiori bianchi. Fiori che paiono librarsi nell’aria, eterei anche se realizzati con terrecotte e smalti luminosi.

 Testo di Graziano Campanini

Biografia di Patrizia Garavini

– Patrizia Garavini

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nasce a Forlì, un 13 agosto. Dopo la maturità scientifica e i primi approcci lavorativi, si trasferisce a Bologna nel 1987. Collabora in quel periodo con Nuova Scena, cooperativa di gestione e produzione teatrale della città. Resta affascinata dalla creatività del viaggio che si intraprende fino alla metà dello spettacolo, scenografie, luci, voci, musiche… scocca una scintilla ancora celata dalle variabili della vita. Il paesaggio si svela nell’atelier della ceramista Rosa Bagnaresi. La terra, la sua potenzialità di trasformazione, le forme, i colori, il tempo, il fuoco… sono anni di sperimentazione e di confronto con la materia per carpirne i misteri.

Ma è frequentando lo studio dello scultore Nicola Zamboni che la materia si arricchisce di nuovi elementi e diventa possibilità di narrazione.

Ceramica, rame, ferro e altri materiali cominciano a interagire nell’impasto del suo istinto creativo, dando vita a un linguaggio sostanziato dall’impronta femminile più remoto, poi tradotto in forme senza tempo: figure totemiche, dee madri, alberi, guerrieri, tavole dell’accoglienza; accanto a mele, melagrane, aironi, canneti, design di arredi per interni, rimandi etnici, segni e simboli di millenarie culture.

A partire dal 1997 e dalla nuova residenza della bassa bolognese, il suo lessico diventa un intenso dialogo affettivo con gli elementi della natura circostante; gli spazi, i silenzi, il mutare degli alberi, dei cieli e delle stagioni: una ricerca arcaica e intimista, trasformata in materia mediante la simbologia del paesaggio e dei suoi protagonisti. Con gli anni, la ricerca degli elementi più figurativi si interiorizza e le forme simboliche si sottilizzano, nel tentativo di elevare la materia all’essenza, alla leggerezza, alla trasparenza; come nelle opere tramate con fili metallici lavorati all’uncinetto. Filo di Arianna, tela di Penelope, cura e dedizione del saper fare femminile, custodia di memoria celata.

Dal 1997 espone in mostre collettive e personali, tiene corsi di formazione ceramica nelle scuole e nel proprio atelier. Organizza eventi culturali in studio, in collaborazione con Associazioni ed Enti pubblici.

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Aldilà del velo” di Patrizia Garavini | 15 maggio – 6 giugno 2015
– presso Galleria Fondantico in via de’ Pepoli 6/e a Bologna tel/fax +39 051 265980 info@fondantico.it

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